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Dirigenti P.A. Verso fondo ad hoc per chi resta senza incarico

ROMA – Dirigenti P.A. Verso un fondo ad hoc per chi resta senza incarico. Un fondo comune per pagare gli stipendi dei dirigenti pubblici che resterebbero senza incarico, una volta entrata in vigore la riforma Madia. E’ questa l’ipotesi che si fa spazio, come modifica al decreto ora all’esame del Parlamento. La richiesta è partita dai territori ma anche la Camera è pronta a farla sua. “Sarà una condizione che metteremo nel nostro parere”, fa sapere la relatrice Daniela Gasparini, che sta seguendo i lavori sul provvedimento affidato alla commissione Affari Costituzionali a Montecitorio. A Palazzo Madama la presidente Anna Finocchiaro lo farà entro martedì.

Con tutta probabilità nel parere verrà data un’indicazione generica a riguardo, senza entrare nei particolari. Ma i tecnici sarebbero già a lavoro per capire come articolare il fondo, su base nazionale o regionale ad esempio, e su come alimentarlo. Uno spunto potrebbe arrivare dal meccanismo che oggi è in piedi per i segretari comunali: “una formula che funziona”, spiega Gasparini, per cui ogni amministrazione versa un contributo a un fondo ad hoc per potervi attingere in caso di necessità.

La maggioranza, infatti, pone una serie di condizioni di cui il Governo dovrà tenere conto. Le commissioni parlamentari si esprimeranno entro mercoledì e tra quella data e fine novembre il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare il decreto per l’ultima volta. Insieme a questa riforma, i ministri approveranno anche altri dlgs Madia: un pacchetto di cinque provvedimenti che si aggiungeranno alle dodici leggi attuative della riforma Pa già in vigore. Il via libera sarà probabilmente scandito in due momenti: non oltre metà mese il 16 probabilmente la riforma dei servizi pubblici locali e la Scia 2, sui procedimenti amministrativi, riceveranno l’ultimo sì. La seconda tranche arriverà entro fine mese, con la riforma dei dirigenti, delle Camere di commercio e degli enti di ricerca. Per quanto riguarda la dirigenza, come detto, la riforma entrerà a regime lentamente. (Sonia Ricci e Umberto Mancini, Il Messaggero)

 

“Il fondo è necessario, altrimenti se un Comune assume un dirigente è costretto a farsi carico anche di quello che esce e va in disponibilità, ritrovandosi davanti a una doppia spesa”, sottolinea il vicepresidente dell’Anci con delega al personale e alla riforma della P.a, Umberto Di Primio.

Tra le altre modifiche che l’Anci proporrà, c’è anche il riconoscimento del diritto dell’ente “a pescare dall’albo della dirigenza senza dovere avere un’autorizzazione a livello centrale, sempre nel rispetto di criteri precisi: si possono mettere dei tetti ai fabbisogni ma poi deve essere data autonomia al Comune, altrimenti ci troviamo di fronte a un provvedimento che uccide le autonomie”. L’altra, la terza richiesta, sta, evidenza Di Primio, “nell’ingresso dei rappresentanti degli enti locali nella commissione per la dirigenza”.