Blitz quotidiano
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Draghi, memo per Renzi: taglia le tasse, banche bene così

Draghi rispolvera il bazooka dell'acquisto di titoli. Sprona gli Stati: più investimenti pubblici, meno tasse. E delude Renzi sulle banche: "Non si cambia"

BRUXELLES – Draghi rilancia con una delle sue formule magiche e mette il turbo ai mercati. Che ha tranquillizzato restituendo loro euforia: Piazza Affari è la migliore con un rialzo immediato alle sue parole del 3,19% trainata dai titoli bancari ma ad andare bene sono state tutte le maggiori piazze del Vecchio Continente.

L’inflazione stenta a salire, i dati tedeschi. Draghi ha riarmato quello che ci siamo abituati a chiamare il “bazooka” per sostenere l’Eurozona e spingere l’inflazione: gli analisti scommettono che tra i nuovi interventi annunciati per il 10 marzo ci sarà una estensione nell’ammontare dell’acquisto di titoli pubblici e privati, alzando verosimilmente il ritmo da 60 a 80 miliardi al mese. Perché i dati che arrivano, specie quelli sull’inflazione dalla Germania, sono preoccupanti: ieri la Bundesbank ha tagliato le stime sull’inflazione in Germania per quest’anno allo 0,25% contro l’1,1% stimato a dicembre, mentre per l’anno prossimo la stima è tagliata all’1,75% dal 2%

Draghi ai governi: meno tasse, più investimenti pubblici. E’ la parte più anti-austerity del discorso, un modo anche per richiamare i governanti alle proprie responsabilità. Nel senso, esplicitamente dichiarato, che finora solo la Bce si è assunta il compito di reagire alla crisi finanziaria e di fiducia. Ora tocca anche ai Governi: ma – e qui finisce l’approccio anti-rigorista – senza derogare da regole e paletti.

Senza giri di parole, il numero uno della Bce ha spiegato che “diventa sempre più chiaro che le politiche di bilancio debbano sostenere la ripresa attraverso investimenti pubblici e tassazione bassa” a fronte di una “ripresa moderata, sostenuta soprattutto dalle nostre misure di politica monetaria”. Un messaggio dal sapore anti-austerity che solo in apparenza in sintonia con le richieste di maggiore flessibilità più volte avanzate dal premier Renzi: “rispettare le regole del Patto resta essenziale per mantenere la fiducia”.

Sulle banche no alle richieste italiane. Forse lo stesso Renzi si aspettava un assist per il delicato tema delle banche, in particolare sul controverso “bail-in” appena introdotto, e cioè il salvataggio degli istituti in difficoltà che comprende gli azionisti e gli obbligazionisti (depositi oltre i 100mila euro) ed esclude la collettività (gli aiuti di Stato).  E ha smentito che la Bce sia in trattativa per acquistare pacchetti di Npl (crediti deteriorati) dalle banche italiane: se verranno utilizzati in operazioni di cartolarizzazione e portati alla Bce come collaterale, si vedrà, ma non per questo verranno trattati secondo regole diverse da quelle esistenti.

Mario Draghi, ieri ha chiuso la porta alla richiesta italiana di una revisione delle regole del bail-in, che impongono perdite a investitori privati e correntisti sopra i 100 mila euro in caso di ristrutturazione di una banca in crisi. «Le regole sono appena entrate in vigore e già si pensa a una loro revisione? Mi sembra un po’ difficile», ha detto Draghi durante un’audizione all’Europarlamento, escludendo anche l’ipotesi di negoziati con il governo italiano per acquistare i crediti deteriorati delle banche. «Non mi risulta nessun contatto». (David Carretta, Il Messaggero)