Blitz quotidiano
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Draghi: “Ripresa lenta”, ci aspettano altri 2 anni mosci…

ROMA – Brexit non fa paura a Draghi: “Bce preparata”. a davanti abbiamo 2 anni di ripresa lenta, forse è già rallentata rispetto a inizio 2016.Stime Pil più alte (1,6%).  Crescita e inflazione mostrano un lievissimo miglioramento, almeno per quest’anno. A certificarlo è la Bce che il 2 giugno ha lasciato i tassi congelati e zero, confermato il piano di quantitative easing a 80 miliardi di euro mensili e annunciato la partenza a giugno dei nuovi interventi di aiuto all’economia.

Confermate le proiezioni per il 2017 con una crescita all’1,7% e un’inflazione all’1,3% mentre è stata limata a 1,7% da 1,8% precedente la previsione sul Pil per il 2018 con un inflazione vista all’1,6%. La ripresa dell’Eurozona “procede gradualmente a ritmo moderato e potrebbe essere più lenta nel secondo trimestre dell’anno rispetto al trimestre precedente”, ha avvertito Draghi aggiungendo che “i rischi restano orientati al ribasso” ma che c’è un miglior “bilanciamento” grazie alle misure di politica monetaria e agli stimoli varati.

Il nuovo round scatta l’8 giugno quando partirà il piano di acquisti di corporate Bond con cui la Bce si prefigge di trasferire meglio i benefici delle politiche espansive all’economia reale. Il 22 giugno è fissata la ‘finestra’ della nuova edizione di maxi-prestiti alle banche Tltro. Oggi, come previsto, il board della Bce ha lasciato il tasso principale al minimo storico dello 0%, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale a 0,25%.

“I tassi di interesse resteranno sui livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato e il programma di quantitative easing durerà almeno fino a marzo 2017″, ha chiarito Draghi, o comunque fino a quando non ci sarà una correzione significativa dell’inflazione. Su tutto, l’assicurazione che la Bce è pronta ad agire e ad utilizzare tutti gli strumenti disposizione se necessario. In pratica, nuove misure espansive e tassi di interesse in ulteriore ribasso, proprio mentre la Fed statunitense prepara una stretta monetaria per questo mese.

Ma accanto a proiezioni e dettagli tecnici, sul tavolo della Bce sono finiti anche il dossier Grecia, il rischio Brexit e i richiami al rallentamento dei mercati Emergenti e al processo troppo lento delle riforme strutturali che sta zavorrando la ripresa dell’area. Non ultimo, il nuovo allarme sulla spirale degli ‘effetti di secondo livello’ di una inflazione troppo bassa che finirebbe con il comprimere salari e prezzi innescando una pericolosa reazione a catena.

L’eventualità di un Brexit non sembra preoccupare troppo la Bce che si dichiara “preparata ad ogni evenienza”. Queste le parole usate dal presidente Mario Draghi, facendo capire che a Francoforte c’è già un piano B e si è tecnicamente pronti ad affrontare scossoni e turbolenze innescate da una eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Una rassicurazione che arriva nel giorno in cui lo staff di economisti Bce ha rialzato la stima sul Pil 2016 portandola a 1,6% dal precedente 1,4% e quella sull’inflazione a +0,2% da +0,1%.

 

Ma anche negli Usa è proprio l’incognita Brexit a condizionare le strategie dei banchieri centrali. Pur confidando sulla capacità della tenuta della ripresa Usa, c’è il timore di fare un passo azzardato qualora al referendum si concretizzasse l’abbandono del Regno Unito sparigliando le carte. Quanto al dossier Grecia, il board della Bce ne ha discusso ma ha deciso di rinviato l’attesa decisione sulla reintroduzione del ‘waiver’, ossia la deroga sui titoli pubblici di Atene che consentirebbe alle banche elleniche di presentare i titoli di Stato come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento. Una cattiva notizia per Atene che contava su questa importante agevolazione, ma il premier greco Tsipras si è detto convinto che la Bce darà il via libera al prossimo meeting..