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Etruria: 288mln svaniti. Conti banca svuotati prima del crac

Etruria: giallo su fuga di 288 milioni giusto prima del decreto e del bail-in. Di chi sono i conti? Sono stati avvisati dalla banca?

ROMA – Etruria: 288mln svaniti. Conti banca svuotati prima del crac. Tra ottobre e il 18 novembre 2015, giusto qualche giorno prima del decreto con il quale il governo ha salvato le 4 banche e svalutato obbligazioni subordinate e azioni, 288 milioni depositati nei conti correnti hanno preso magicamente il volo. Finendo per dare il colpo di grazia alla già disastrata situazione patrimoniale di Banca Etruria: di chi sono quei conti, qualcuno dalla banca li ha avvisati di quanto bolliva in pentola, informazioni sensibili sono state messe a disposizione di clienti privilegiati?

288 milioni, è quanto ha calcolato il commissario liquidatore di Banca Etruria, Giuseppe Santoni: ora i magistrati della Procura di Arezzo vogliono identificare i titolari dei conti, indagare su quei movimenti sospetti.

La situazione di liquidità – si legge nel ricorso depositato da Santoni lo scorso 28 dicembre – si presenta assai critica, atteso che, secondo quanto emerge dalle informazioni dei commissari straordinari, le riserve liquide sono inadeguate, per effetto dei deflussi dei fondi che hanno interessato la banca.

In particolare, il saldo netto alla data del 18 novembre (335 milioni di euro, il 4,6% del totale attivo) è diminuito di 288 milioni da inizio ottobre. La situazione è fortemente aggravata dall’elevato grado di concentrazione della raccolta, che espone la banca al rischio del ritiro dei depositi anche di singoli depositanti (i primi 16 clienti detengono circa il 9%). (Valentina Errante, Il Messaggero)

Lunedì prossimo, davanti al giudice del tribunale civile di Arezzo verrà discusso il ricorso presentato dal commissario liquidatore di Banca Etruria Giuseppe Santoni per insolvenza. Se il tribunale dovesse decidere in questo senso, il passo successivo sarebbe la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica Rossi che potrebbe aprire un quinto filone d’inchiesta e prendere provvedimenti nei confronti dell’ultimo consiglio di amministrazione dell’istituto, quello presieduto da Rosi, dove tra gli altri era vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, Maria Elena.