Economia

Euro: niente inflazione e previsione di basso aumento dei prezzi fino al 2019

Euro: niente inflazione e previsione di basso aumento dei prezzi fino al 2019

Euro: niente inflazione e previsione di basso aumento dei prezzi fino al 2019

ROMA – Giuseppe Turani riporta questo articolo anche sul sito Uomini & Business.

Area Euro. Francia. La produzione industriale a luglio è attesa nuovamente in calo, stimiamo di -0,3% m/m da -1,1% m/m. Nel mese le indagini di fiducia avevano indicato un calo di produzione corrente. Se confermato, il dato di luglio lascerebbe la variazione annua a 3,0% da 2,6 e la dinamica trimestrale in rotta per un calo di -0,4% t/t a settembre.

Spagna. La produzione industriale a luglio è attesa in calo di -0,2% m/m dopo il balzo di giugno. Se confermato, la variazione annua destagionalizzata passerebbe a 2,3% a/a da 2,7% a/a, impostando la produzione per un rallentamento a 0,2% t/t nel trimestre in corso da 0,6% t/t della primavera.

Giappone. La seconda stima del PIL del 2° trimestre riporta un’ampia revisione verso il basso, da +1% t/t, a 0,6% t/t. Nonostante la revisione, la crescita rimane solida, sostenuta dalla domanda domestica (+0,9% t/t). La minor crescita degli investimenti non residenziali (a 0,5% t/t) è il principale motivo della revisione complessiva. Il canale estero sottrae 0,3 pp alla dinamica del PIL. Lo scenario economico per il Giappone rimane positivo, e coerente con il proseguimento di un’espansione superiore al potenziale nel 2017-18.

Ieri sui mercati. La conferenza stampa di Draghi ha avuto forte impatto sulle curve dei tassi, portando a un netto ribasso, in particolare sulla periferia. Paradossale la reazione dei mercati valutari, ove l’euro si è rafforzato nettamente durante la conferenza stampa malgrado il movimento netto dei tassi, e quindi si è assestato appena sopra 1,20 dollari.

BCE: cautela rafforzata. La riunione BCE si è conclusa senza novità su tassi e misure non convenzionali. Il comunicato promette che la BCE sarà presente sul mercato anche dopo dicembre 2017 e “calibrerà” le misure non convenzionali in base all’evoluzione dello scenario macroeconomico e alle prospettive di ritorno dell’inflazione verso il 2% nel medio termine. Nel contempo, la BCE ha rinnovato l’impegno a mantenere i tassi ufficiali fermi ben oltre la fine degli acquisti. Le decisioni di massima sull’estensione del programma APP (Asset Purchase Programme) verranno prese a ottobre.

La revisione al ribasso delle stime di inflazione core nei prossimi due anni ed in particolare della previsione per il 2019 all’1,5% ha un’importanza segnaletica: riduce l’urgenza per la BCE di uscire dal programma di acquisto.

Pensiamo che la BCE annuncerà un’uscita molto graduale dagli acquisti a ottobre prossimo e che adotterà una formula flessibile, evitando di indicare la data ultima di chiusura del programma e riservandosi di calibrare gli acquisti di trimestre in trimestre in base all’evoluzione delle prospettive di inflazione.

Area euro. La stima finale conferma che il PIL dell’eurozona nel secondo trimestre è avanzato di 0,6% t/t, in accelerazione da 0,5% t/t. La diffusione dei dettagli mostra che i consumi sono avanzati circa al ritmo del primo trimestre (a 0,5% t/t da 0,4% t/t) mentre gli investimenti hanno più che recuperato il calo di -0,3% t/t precedente avanzando di 0,9% t/t in primavera. Per il trimestre in corso ci aspettiamo che l’economia mantenga una velocità di crociera di circa 0,5% t/t (media annua confermata a 2,2% da 1,8% del 2016).

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 2 settembre balzano a 298 mila da 236 mila della settimana precedente, sulla scia degli effetti dell’uragano Harvey, toccando il massimo da aprile 2015. I dati di attività della parte finale del 3° trimestre saranno influenzati dagli effetti degli uragani (Harvey in Texas, Irma in arrivo in Florida e nella Carolina del Sud e del Nord) e dovrebbero determinare un rallentamento dell’attività transitorio, seguito da accelerazione della crescita in autunno spinta dalla ricostruzione.

Stati Uniti. La crescita della produttività nel 2° trimestre è rivista verso l’alto a +1,5% t/t ann., da 0,9% t/t ann. della prima stima. Il costo del lavoro per unità di prodotto è rivisto a +0,2% t/t ann., da +0,6% della prima stima.

Stati Uniti. Il Senato ha approvato un disegno di legge che combina finanziamenti per 15 mld di dollari per la ricostruzione in Texas alla sospensione del limite del debito e all’estensione della legge di spesa fino al 15 dicembre. Il voto è stato ampiamente bipartisan (80-17). Oggi la discussione del testo si sposta alla Camera, dove è probabile che il risultato sia positivo, anche con i voti dei democratici e con la possibile opposizione di diversi repubblicani. Il presidente Trump ha indicato di voler continuare a collaborare con i democratici su altri temi pressanti, in particolare le imposte e l’immigrazione.

Stati Uniti. Diversi discorsi dalla Fed lasciano ben aperta la porta per un altro rialzo entro fine anno. George (Kansas City Fed) ha detto di non essere troppo preoccupata per l’inflazione bassa e ritiene che l’impatto degli uragani sarà transitorio. Pertanto a suo avviso è opportuno procedere con altri rialzi dei tassi. Mester (Cleveland Fed) ha ribadito che rimane “a suo agio” con la prospettiva di un altro rialzo dei tassi quest’anno, segnalando che attendere fino a marzo per la prossima mossa non sarebbe compatibile con la sua definizione di sentiero “graduale”. Dudley (NY Fed) ha detto che la normalizzazione del bilancio probabilmente inizierà “relativamente presto”. Secondo il presidente della NY Fed, l’uragano Harvey non modificherà lo scenario economico. Dudley ha indicato che si aspetta che la Fed “rimuoverà gradualmente lo stimolo monetario”. In conclusione, i discorsi di ieri lasciano aperta la possibilità di un rialzo a dicembre. Sarà da vedere come si muoveranno i “punti” nel grafico delle proiezioni dei tassi che verrà pubblicato alla riunione di settembre.  19-20 settembre.

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