Economia

Fca maglia nera in Borsa: strascichi dieselgate e rischio infrazione Ue per l’Italia

Fca maglia nera in Borsa: strascichi dieselgate e rischio infrazione Ue per l'Italia

Fca maglia nera in Borsa: strascichi dieselgate e rischio infrazione Ue per l’Italia

ROMA – Fca maglia nera in Borsa: strascichi dieselgate e rischio infrazione Ue per l’Italia. Fca pesante in Piazza Affari: il titolo cede il 2,2% a circa 9,9 euro ed è maglia nera sul listino. L’andamento in Borsa sconta le indiscrezioni sulla procedura di infrazione che la Commissione europea in effetti ha poi aperto nei confronti del governo italiano “per non aver fornito informazioni sufficienti” sul sistema di emissioni di alcuni modelli Fiat.

La procedura d’infrazione è contro l’Italia per violazione delle norme Ue sull’omologazione degli autoveicoli, in particolare per quanto riguarda le emissioni. L’Italia ha due mesi di tempo per chiarire se su alcune vetture di Fca sono state usate ‘defeat devices’ illegali o meno, e se sono stati presi rimedi sufficienti per le auto in circolazione.

La notizia arriva dopo che circa due mesi fa era terminata una disputa apertasi tra l’Italia e la Germania sulle emissioni della Fiat 500X diesel, proprio grazie alla mediazione Ue.

L’intervento di Bruxelles era stato richiesto da Berlino che riteneva che le emissioni NOx delle 500X non fossero a norma. “Dal momento che Italia e Germania hanno trovato un’intesa comune sulla necessita’ di prendere misure e l’Italia ha fornito informazioni sulla campagna servizi avviata da Fiat nel 2016 sulla 500X 2.0L Diesel, la Commissione ha concluso il suo esercizio di mediazione il 14 marzo”, aveva sottolineato l’esecutivo comunitario.

Bruxelles, che aveva ribadito il suo invito ai 28 – che hanno posizioni più o meno contrarie tra cui l’Italia – ad accelerare la revisione delle regole Ue sulle omologazioni, aveva però precisato che anche se c’e’ stato un accordo sulla mediazione, questo “non pregiudica il ruolo della Commissione come guardiana dei Trattati”. Ovvero “se e quando ha ragione di ritenere che la legislazione Ue non sia correttamente applicata”, Bruxelles può aprire una procedura d’infrazione. Lo scorso dicembre le aveva già aperte nei confronti della Germania e di altri 6 Paesi (Gran Bretagna, Lussemburgo, Spagna, Grecia, Lituania e Repubblica ceca) per lo scandalo Volkswagen.

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