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Fiat-Chrysler sotto inchiesta Usa: ha gonfiato le vendite?

ROMA – Fiat-Chrysler sotto inchiesta Usa: ha gonfiato le vendite? Le autorità americane indagano su Fiat-Chrysler a proposito dei dati sulle vendite ai clienti finali americani. ”Collaboriamo con la Sec”, la consob americana, afferma Fca. I titoli Fca dopo un iniziale calo a Wall Street, dove arrivano a perdere lo 0,44%, recuperano.

”Fca conferma che sta collaborando con un’indagine della Sec sulle vendite di auto ai clienti finali negli Stati Uniti. Nei comunicati finanziari trimestrali e annuali – si legge in una nota – , Fca riporta i ricavi basati sulle consegne ai concessionari e ai clienti e non riporta le vendite delle auto ai clienti finali. Domande su temi simili sono state presentate anche dal Dipartimento di Giustizia. Stiamo cooperando con queste indagini”.

Secondo le indiscrezioni riportate dall’agenzia Bloomberg e riferite dal Wall Street Journal, le autorità americane potrebbero avvalersi nelle indagini delle informazioni che emergeranno nella causa civile avviata da un concessionario di Napleton, vicino a Chicago, che ha accusato Fca di aver gonfiato le vendite mensili premiando i concessionari per dichiarare vendite più alte di quelle realizzate, falsificando i dati nell’ultimo giorno del mese, per poi correggerli l’indomani. Secondo l’accusa del concessionario, un manager di Fca gli avrebbe offerto 20.000 dollari per dichiarare vendite false su 409 veicoli.

Fiat-Chrysler nei mesi scorsi ha già bollato la causa come ”infondata” e ”promossa dal legale interno del concessionario proprio nel momento in cui Fca Us discuteva con il gruppo del concessionario della necessità che quest’ultimo rispettasse i propri impegni in base a taluni dei contratti di concessione. La società ha piena fiducia nella integrità dei suoi processi di business e dei suoi rapporti con la rete e intende difendere vigorosamente il caso”.

Fca non è l’unica casa automobilistica a essere stata accusata di aver gonfiato le vendite. Accuse simili sono state mosse a Bmw che, secondo indiscrezioni, avrebbe pagato fino a 1.750 dollari ai concessionari che avessero inserito i loro nuovi modelli nelle flotte di servizio, ovvero quelle usate dai proprietari di auto quando la loro vettura è sottoposta a riparazioni.