Economia

Flavio Cattaneo, super liquidazione Tim da 40 milioni al marito della Ferilli

Flavio Cattaneo, marito della Ferilli, lascia Tim con una liquidazione fra 30 e 40 milioni
Flavio Cattaneo, marito della Ferilli, lascia Tim con una liquidazione fra 30 e 40 milioni

Flavio Cattaneo, marito della Ferilli, lascia Tim con una liquidazione fra 30 e 40 milioni

Flavio Cattaneo sta per lasciare la carica di amministratore delegato di Tim-Telecom. Per 16 mesi di lavoro (era stato nominato a fine marzo 2016) prenderà una buonuscita fra i 3o e i 4o milioni di euro. Di più, rassicurano, non può prendere.

I calcoli esatti saranno resi noti lunedì 24 luglio, quando si riunirà il consiglio di amministrazione di Tim-Telecom che definirà la chiusura del rapporto e la nomina del successore,   Amos Genish, israeliano che ha fatto fortuna in Brasile e che è ora un pezzo da 90 in Vivendi, il vero padrone francese di Telecom. Come sia successi è uno dei misteri d’Italia.  Come sia possibile che Cattaneo possa uscire con una stretta di mano davvero d’oro zecchino, 3 milioni al mese di liquidazione in aggiunta allo stipendio, lo spiega, sul Messaggero di Roma, Andrea Bassi.

I patti prevedono che

1. a Cattaneo venga riconosciuto il 4% della differenza tra i risultati conseguiti e quelli previsti dal vecchio piano industriale firmato dal suo predecessore Marco Patuano. La metà di questa cifra, il 2%, è legato all’evolvere dell’Ebitda, vale a dire il margine operativo raggiunto. Ebbene, nei 16 mesi in cui Cattaneo è stato alla guida di Tim-Telecom l’azienda ha corso a perdifiato, con risultati considerati «eccezionali» dagli stessi analisti. L’Ebitda è migliorato di circa 1,2 miliardi di euro, e solo questo darebbe diritto al manager ad un assegno di 24 milioni.

2. Nel 2016 aveva già maturato, con i risultati raggiunti e in particolare proprio con la crescita dell’Ebitda, 9,3 milioni, l’80% in azioni e il 20% cash.

3. C’è da aggiungere anche la parte di premio, pari ad un altro 2%, legata al taglio dei costi e alla riduzione dei debiti. Insomma, è probabile che la buonuscita di Cattaneo si attesti nella forbice alta del contratto, fra i 30 e i 40 milioni che costituiscono il tetto alla somma che potrà incassare.

 

Come ha scritto Andrea Bassi, lunedì si chiude l’era di Flavio Cattaneo in Tim-Telecom. Dopo solo 16 mesi alla guida dell’ex monopolista telefonico, il manager, di comune accordo con l’azionista di maggioranza Vivendi, ha definito l’accordo per la risoluzione del contratto. Lunedì 24 si riuniranno il comitato nomine e remunerazioni, e a seguire il consiglio di amministrazione con all’ordine del giorno l’esame della proposta di definizione consensuale dei rapporti fra la società e l’amministratore delegato.

Flavio Cattaneo è nato nel 1963, è laureato in Architettura al Politecnico di Milano, dopo l’esordio come imprenditore edile, è stato presidente della Fiera di Milano e direttore generale della Rai. Poi è stato ad di Terna, azienda proprietaria della rete di trasmissione elettrica, dal primo novembre 2005 al 27 maggio 2014, amministratore delegato dei treni Ntv e infine di Tim. Nominato Cavaliere del Lavoro nel 2011, è famoso alle cronache anche per il suo matrimonio con l’attrice Sabrina Ferilli.

Il successore sarà Amos Genish, attuale chief convergence officer di Vivendi con un passato da ceo di Telefônica Brasil. Uomo di lungo corso della telefonia, Genish è stato fondatore e ceo di Global Village Telecom (Holding) fin dal 1999, un operatore alternativo brasiliano che Genish nel 2007 ha portato all’Ipo sul Bovespa. Nel 2009, la compagnia è stata ceduta a Vivendi per 4,8 miliardi, e nel 2014 dalla francese alla spagnola Telefonica per 9 miliardi.

Le voci di un cambio al vertice di Tim-Telecom si erano inseguite per settimane. Poi l’accelerazione, anche a seguito dell’arrivo degli ispettori nelle sedi di Roma e Milano inviati dalla Consob, a caccia di una pistola fumante, una mail o un documento riservato che possa dimostrare che Vivendi esercita un potere di «direzione e controllo» sull’ex monopolista italiano, proprietario non soltanto della rete in rame ma anche di Sparkle, la società che possiede i cavi sottomarini sui quali passano i collegamenti intercontinentali. Motivo per cui il governo italiano ha poteri di «golden power» sulla società delle telecomunicazioni. Se fosse accertato il controllo di fatto da parte dei francesi, peraltro già certificato dall’Antitrust europeo, la Consob potrebbe chiedere all’Authority di vigilanza transalpina, l’Amf, di obbligare Vivendi a consolidare nei suoi conti Tim-Telecom, con i suoi 27 miliardi di debito. E c’è sempre da valutare l’atteggiamento del governo che, visto il clima non facile con la Francia, potrebbe mettere in campo altri strumenti che potrebbero portare anche all’obbligo di un’Offerta pubblica.

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