Economia

Generali compra il 3% di Intesa. Galateri: “Aperti a valutare”

Generali compra il 3% di Intesa. Galateri: "Aperti a valutare"

MILANO – Dopo i paletti posti da Intesa Sanpaolo per procedere a “possibili combinazioni industriali” con le Generali, il Leone di Trieste detta le condizioni alle quali la compagnia assicurativa è disponibile a sedersi a un tavolo con la banca di Carlo Messina per discutere di progetti comuni.

“Nell’ambito dello sviluppo del gruppo guarderemo tutte le forme di collaborazione che potranno presentarsi purché siano industrialmente valide e viaggino” nella direzione “di quelli che sono i nostri cardini di essere un’azienda italiana, internazionale, innovativa e che crea valore per i suoi azionisti”, ha scandito il presidente del Leone, Gabriele Galateri di Genola.

Il messaggio che arriva da Trieste dunque è chiaro: niente operazioni ostili e, se le parole hanno un peso, “collaborazioni industriali” e non “combinazioni industriali”, come quelle volute da Intesa, che sembrano preludere a un ingresso della banca nel capitale del Leone.

Ogni progetto deve inoltre preservare la vocazione “internazionale” delle Generali, evitando che pezzi del Leone possano finire all’estero, come qualcuno teme nel caso di mosse da parte di Ca’ de Sass.

Le parole di Galateri sono state accompagnate dal consolidamento della partecipazione difensiva del 3% in Intesa. La compagnia ha acquistato 510 milioni di azioni (con un investimento di circa 1,1 miliardi di euro) in sostituzione dei diritti di voto che aveva già rastrellato.

Il “rischio economico” legato all’oscillazione delle azioni è stato “totalmente” coperto con strumenti derivati. Galateri ha anche rimarcato che ogni collaborazione deve avvenire “nell’ambito della chiarezza, della trasparenza e delle regole di governance”.

“Su questo aspetto, auspicherei che vengano fuori le regole che concernono il market-abuse che sono attese da tempo sul mercato italiano”, ha detto riferendosi con ogni probabilità a quelle norme sui ‘takeover leaks‘ (in vigore in Gran Bretagna e in Francia) che impongono a chi smentisce l’intenzione di procedere a una scalata (Intesa ha dichiarato di non avere allo studio un’Ops) di non muoversi per un periodo di tempo compreso tra i 6 e i 12 mesi.

Ogni progetto di Intesa sulle Generali – a cui Mediobanca e il management del Leone guardano con molto scetticismo – dovrà inoltre creare valore per gli azionisti e confrontarsi con il piano stand-alone della compagnia, che prevede 5 miliardi di dividendi entro il 2018 e un ritorno sul capitale al 13%.

“Sono molto soddisfatto di come le cose stanno andando avanti”, ha detto Galateri sottolineando come la sua realizzazione proceda “in maniera molto intensa” grazie all’ “ottimo lavoro” dell’amministratore delegato Philippe Donnet, con il quale Galateri è stato ricevuto in settimana a Palazzo Chigi. 

Alla guerra di trincea in corso tra Intesa e Generali, che gode dell’appoggio di Mediobanca e Unicredit, guardano anche dall’estero. Il ceo di Allianz, Oliver Baete, pur declinando ogni commento su un interesse per ‘pezzi’ del Leone, ha dichiarato che è sempre disponibile ad acquisizioni che “si adattano bene” al suo gruppo e che la sua preferenza va a asset “nel ramo danni” piuttosto che nel ramo vita. Quanto alla dimensione non ci sono limiti: “noi non diciamo che qualcosa è troppo piccolo o non è possibile”. Né il buy-back da 3 miliardi può frenare lo shopping: “siamo così forti finanziariamente che possiamo farli entrambi”.

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