Economia

Giappone, manca manodopera: anziché i migranti arrivano i robot

Giappone, manca manodopera: anziché i migranti arrivano i robot

Giappone, manca manodopera: anziché i migranti arrivano i robot

TOKYO – In Giappone manca la manodopera, tra crollo delle nascite e chiusura agli immigrati, e così le aziende assumono robot. 

Ne è un esempio l’Henna Hotel di Nagasaki, dove lo staff è stato rimpiazzato da una schiera di robot, racconta Cristian Martini Grimaldi su La Stampa. E così stanno facendo le aziende, anche per far fronte alla crescita dell’economia di questi ultimi mesi.

Dopotutto, ricorda il quotidiano torinese,

siamo nel Paese che ha introdotto nell’immaginario collettivo l’idea stessa di robot. Era il 1963 quando sulle televisioni americane e giapponesi appariva Astro Boy, il primo dei tanti robot eroi la cui mission salvifica contrastava nettamente con l’immaginario fobico della science fiction occidentale di quegli anni. Fu allora che l’Occidente cominciò ad assorbire una gran quantità di giocattoli robot dal Giappone che portò molti alla constatazione che fosse proprio la fiction giapponese e non gli incredibili sviluppi della robotica ad alimentare il consumo di gadget elettronici.

La realtà di oggi, però, è ben diversa da quella di qualche decina di anni fa. Oggi i tassi di natalità sono molto bassi, la popolazione invecchia e la forza lavoro diminuisce. Ma l’immigrazione non viene considerata una possibile soluzione per compensare questo declino demografico. Basti considerare, scrive Grimaldi, che l’anno scorso sono stati accolti appena 28 richiedenti asilo su diecimila richieste presentate, e 27 nel 2015. Così, anziché su persone vere e proprie, il Giappone preferisce affidarsi alle macchine. E i robot arrivano in azienda. Per la gioia delle fabbriche che li producono, e che stanno vedendo aumentare utili e ricavi.

 

 

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