Economia

Il mistero delle rimesse cinesi: 2 mld in 3 anni spariti dai radar del Fisco

Il mistero delle rimesse cinesi: 2 mld in 3 anni spariti dai radar del Fisco

ROMA – Il mistero delle rimesse cinesi: 2 mld in 3 anni spariti dai radar del Fisco. “Cian Liu”, in cinese significa “fiume di denaro”, ma in Italia è anche il nome di un’inchiesta che cerca di far luce sul mistero dell’eclissamento di almeno due miliardi di euro in tre anni. La sparizione cioè dai radar del Fisco, tramite il passaggio attraverso Money transfer compiacenti, di un fiume di denaro appunto delle rimesse cinesi degli imprenditori attivi in Italia.

Non passa mese che nel Pratese la Guardia di Finanza non scopra un’evasione per milioni di euro, una serie di affitti in ‘nero’ a lavoratori altrettanto sconosciuti al fisco, oppure un’attività di contraffazione o di contrabbando, soprattutto di tessuti, fra Italia e lontano Oriente. Tutto questo si traduce in un fiume di denaro che esce illegalmente dall’Italia in direzione Cina, come testimonia l’inchiesta condotta per quattro anni dalla Guardia di Finanza, che ha evidenziato come, attraverso i servizi di Money Transfer, siano letteralmente spariti dall’Italia circa 4,5 miliardi di euro.

Destinazione Bank of China, che avrebbe incassato, solo in commissioni, circa 758.000 euro. Non è un caso che per questa vicenda di maxi-riciclaggio, la procura di Firenze abbia chiesto il processo per 297 persone, quasi tutti orientali, ma anche molti italiani. E lo abbia chiesto anche per la stessa Bank of China, nella filiale di Milano e dei rispettivi dirigenti, responsabile di illecito amministrativo non avendo segnalato migliaia e migliaia di operazioni sospette passate dai suoi videoterminali e omettendo i controlli, diversamente da come impone la normativa antiriciclaggio.

Durante un controllo di routine era stato fermato un cittadino cinese che nell’auto trasportava in un borsone 548mila euro tra contanti e assegni, diretto verso una sub agenzia di money transfer di Prato per inviare il denaro in Cina. Era – per sua stessa ammissione – il “nero” della società tessile di Prato di cui era amministratore.

Il clamore non mancò di certo: 17 cinesi arrestati e sette italiani, 108 indagati (quasi tutti imprenditori) e 2,7 miliardi riciclati, secondo l’accusa, dal 2006. La tecnica usata era il frazionamento delle transazioni in migliaia sotto soglia (all’epoca era di 1.999,99 oggi è di 999,99 euro) la cui titolarità era attribuita a soggetti compiacenti o, il più delle volte, a persone ignare o addirittura inesistenti. (Roberto Galullo e Angela Minguzzi, Il Sole 24 Ore)

 

To Top