Blitz quotidiano
powered by aruba

Ilva, arrivano i turchi di Erdemir? Arvedi: “Noi andiamo avanti comunque”

TARANTO – Arriveranno i turchi di Erdemir a salvare l’Ilva di Taranto? La risposta ancora non si sa. Il gruppo siderurgico turco, controllato dal fondo pensione dei militari di Ankara e partecipato con una quota di minoranza anche da ArcelorMittal, ha i giorni contati per presentare la propria offerta. Il 30 giugno scade infatti il termine per la presentazione delle offerte vincolanti.

La voce per cui Erdemir non presenterà l’offerta si è fatta insistente nelle ultime ore. “Erdemir ha firmato un documento di governance e un memorandum di intervento. Per quanto io sappia, è stato richiesto al consiglio di amministrazione di Erdemir di dare una risposta fra oggi e domani” ha detto Giovanni Arvedi, presidente dell’omonimo gruppo e alleato di Erdemir nel salvataggio dell’Ilva. In ogni caso, ha assicurato l’ingegnere, “Arvedi è pronta ad andare avanti anche da sola”.

L’obiettivo è di fare a Taranto qualcosa di simile a quanto già fatto da Arvedi a Trieste con l’acciaieria di Servola. Grande attenzione all’ambiente da parte dell’ingegnere cremonese: “Sono un cattolico e considero l’inquinamento un ” ha detto. E ancora: “Se a Taranto non si risolve il problema ambientale non si può produrre”.

Elemento centrale per la riduzione delle emissioni di Co2 è l’uso del gas come riducente, “ma dovremmo poterlo pagare al prezzo di quello americano cioè a 10 centesimi di euro a metro cubo”. Su quest’aspetto non irrilevante Arvedi è sembrato ottimista tanto più che – ha ricordato – nei prossimi anni, anche grazie all’arrivo del gasdotto Tap in Puglia, nel Mediterraneo arriverà molto gas a vantaggio della competitività dei prezzi.

Sempre parlando del suo progetto per l’Ilva l’imprenditore ha aggiunto: “Dopo una prima fase di recupero della situazione attuale, nella quale bisogna ridare fiducia alla città e certezze ai lavoratori, affronteremo il tema del rinnovo del processo industriale”. Frasi in linea con lo spirito dell’ultimo decreto dell’Ilva che antepone il piano ambientale a quello industriale ovvero fa del primo base per lo sviluppo del secondo.

Il progetto di Arvedi prevede in prospettiva la creazione di una grande società siderurgica che gestisca in sinergia i siti Ilva di Taranto, Corneliano e Novi e i siti Arvedi di Cremona e Trieste. Società capace di produrre 12 milioni di tonnellate di acciaio con un fatturato fra 7-8 miliardi l’anno. “Si creerebbe una società davvero competitiva che potrebbe anche essere quotata in borsa con capitale aperto ad altri soggetti”. A questo punto Arvedi ha voluto riaffermare la sua stima per la famiglia Marcegaglia, l’altro grande gruppo italiano dell’acciaio in corsa per l’Ilva in tandem con ArcelorMittal, smentendo voci di una presunta rivalità. “Abbiamo eccellenti rapporti con la famiglia Marcegaglia. Ho grande stima per questa famiglia che come la nostra lavora ed è sul mercato da 30 anni” ha detto.

Tornando ad Erdemir, ad alimentare i rumor di un suo disimpegno ha contribuito anche l’annullamento dell’audizione in commissione industria al Senato dei vertici del gruppo prevista lunedì scorso. Con le voci di un intiepidimento di Erdemir sono tornate a salire le quotazioni di una cordata italiana. “Non c’è più spazio per guerre fra poveri, ma c’è spazio per accordi intelligenti per un futuro migliore” ha detto Arvedi, ricordando che tutto il settore siderurgico europeo è ormai obsoleto e dovrà rinnovarsi per far fronte agli obiettivi europei di emissioni di C02 entro il 2020.

 

Contrari all’arrivo dei turchi sono i sindacati. In particolare l‘Usb di Taranto ha fatto sapere che “per noi nessuna soluzione di vendita-affitto a privati porterà benefici né ai lavoratori né ai cittadini di Taranto. Il prossimo 26 luglio, a quattro anni dal provvedimento della magistratura, proponiamo ai dipendenti uno sciopero con corteo dall’Ilva fino all’Eni. Il nostro slogan sarà la salute non si affitta e non si vende”. Il sindacato ha commentato “con preoccupazione” le manifestazioni di interesse avanzata da alcune cordate nei confronti dell”azienda siderurgica.

“Ci dicono – spiega il sindacato di base – che la Cassa Depositi e Prestiti, ente pubblico che raccoglie tutto il risparmio affidato alle Poste, abbia scelto come partner per rispondere al bando dei tre commissari governativi Erdemir, una società siderurgica turca di proprietà del  fondo pensionistico dell’esercito turco Oyak, le cui caratteristiche  non sembrano proprio rispondere ad ipotesi di salvataggio né tantomeno di sviluppo, senza considerare gli enormi investimenti necessari per il risanamento  ambientale”. Anche “Arvedi, il terzo della cordata, non gode – sostiene l’Usb – di una situazione finanziaria brillante.  Dopo aver visto questi dati, non capiamo proprio per quale ragione la Cassa Depositi e Prestiti abbia deciso un’alleanza con questo gruppo, prevedendo d’investire in quest’affare i soldi dei risparmiatori postali, in massima parte pensionati, mentre capiamo benissimo le ragioni dei turchi: entrare in una grande azienda, acquisirne i clienti, e per il resto si vedrà”.