Economia

Impact investing: cos’è la finanza d’impatto. La lezione di Girolamo Stabile

Impact investing: cos’è la finanza d’impatto - di Girolamo Stabile

Impact investing: cos’è la finanza d’impatto – di Girolamo Stabile

ROMA – L’azione di ogni investimento, indipendentemente dalla sua entità, interessa non solo il soggetto che ne beneficia, ma anche tutti coloro che lo circondano e l’ecosistema in cui opera. È da questo principio che nasce il concetto di finanza di impatto, ancora poco noto ai più.

Il termine impact investing ha fatto capolino tra gli addetti ai lavori circa un decennio fa e non è un caso che tra i primi a utilizzarlo ci fosse un’organizzazione filantropica, la Fondazione Rockefeller. Questo perché, oltre alla logica del profitto alla base di ogni operazione finanziaria, chi sceglie di operare con questa formula persegue anche l’obiettivo di generare un impatto sociale, concreto e misurabile. La si potrebbe definire una forma d’investimento votata alla sostenibilità, in una lungimirante ottica di sviluppo collettivo.

Cos’è l’impact investing

Per capire meglio di cosa si tratta è possibile far riferimento alla definizione fornita dal Global Impact Investing Network (GIIN) nel documento Introducing the Impact Investing Benchmark.

Gli investimenti di impatto sono operati da fondi dedicati o da altri soggetti interessati al fine di generare un impatto sociale e ambientale in aggiunta a un ritorno finanziario.

Gli investimenti di impatto possono essere destinati ai mercati emergenti così come a quelli consolidati. Ne sono interessati anzitutto quei business legati ad alcune delle sfide più importanti e pressanti che riguardano il pianeta: dall’agricoltura sostenibile alle energie rinnovabili, dalla conservazione dell’ambiente alla microfinanza, fino all’housing, alla tutela della salute e all’educazione.

Un esempio di questo strumento è rappresentato dallo studio di fattibilità sviluppato dalla Fondazione CRT e Human Foundation per l’emissione di un bund mirato al finanziamento delle Cooperative che operano in alcuni istituti carcerari torinesi.

Nuove opportunità

Quali sono gli stimoli che dovrebbero spingere chi solitamente opera in un ambito più tradizionale della finanza a prendere in considerazione questo tipo di investimenti? In primis la consapevolezza, come sottolineato in apertura, che l’impact investing va ad apportare benefici concreti non solo sull’attività destinataria del fondo, ma anche su tutto ciò che la circonda, contribuendo così a favorire la crescita di un intero ecosistema e alimentando di conseguenza nuove opportunità. È proprio questo ciò che differenzia l’impact investing dalla filantropia: non si parla di donazioni, ma di attività che pur prestando attenzione a tutelare l’ambito in cui si va ad agire, mirano a generare un ritorno in termini economici.

Si raccolgono dunque le sfide legate allo sviluppo, si individuano target e progetti da sostenere, se ne valutano le prospettive e infine si stabilisce dove destinare gli investimenti. La finanza d’impatto attrae non solo fondi privati, ma anche istituzioni e realtà governative.

Rendimenti

I rendimenti sono generalmente pari al 3% per scadenze che si assumono essere di medio-lungo periodo. Inoltre secondo i dati diffusi dal GII in relazione al 2016 le performance di questi strumenti sono per la maggioranza in target.

Le prospettive

Trattandosi di un settore relativamente nuovo, è ancora complesso stabilire con esattezza a quanto ammontino gli investimenti destinati a questo tipo di attività. Prendendo come riferimento i dati GIIN è comunque possibile osservare un trend al rialzo: da un sondaggio condotto nel maggio dello scorso anno emerge una crescita del 16% in dodici mesi, per un totale pari a 17,7 miliardi di dollari investiti da 156 realtà differenti nel 2016. Una tendenza che con tutta probabilità non invertirà la propria rotta negli anni a venire, considerando le prospettive di sviluppo che toccano mercati ad elevato tasso di innovazione, quindi ad impatto sociale.

di Girolamo Stabile

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