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Irpef dei sogni di Renzi? Al massimo un punto aliquota 23%…

ROMA – Irpef dei sogni di Renzi? Al massimo un punto aliquota 23%… Stop alle clausole di salvaguardia sull’Iva, come promesso, e taglio dell’Ires, come previsto. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ribadisce l’intenzione del governo di continuare sulla strada di riduzione delle tasse ma, di fronte alla platea di Confcommercio, che lanciava invece la sfida “eccezionale ma possibile” di tagliare la pressione fiscale fino al 40% entro il 2019, non si spinge più in là.

E in effetti, “l’Irpef dei sogni” immaginata da Renzi – per esempio l’ipotesi estrema di aliquota unica 27% fino a 75mila euro – resterà nel cassetto delle buone intenzioni. Insieme a una soluzione meno immaginifica ma forse più percorribile in un contesto di crescita meno scoraggiante dell’attuale (tra Brexit, tensioni geopolitiche ecc…), vale a dire una riduzione di un punto delle due aliquote Irpef del 27 e del 38% che spaziano sui redditi da 15 a 55 mila euro lordi. Secondo Il Messaggero, infatti, al massimo si procederà a una riduzione di un punto dell’aliquota del 23% sui redditi dell’ultimo scaglione (fino a 15mila euro lordi).

Servono 2,1 miliardi di euro per ridurre l’aliquota Irpef oggi posizionata al 23% e nei progetti dell’esecutivo quei soldi potrebbero saltar fuori da nuovi tagli di spesa da realizzare il prossimo anno. Di questa riduzione dell’ultimo scaglione (sotto i 15 mila euro di reddito) beneficerebbero indistintamente tutti i 41 milioni di contribuenti sottoposti a imposizione diretta ma, per effetto della progressività che caratterizza il sistema fiscale italiano, l’impatto più concreto e visibile riguarderebbe i portafogli dei contribuenti posizionati sulla curva più bassa dell’Irpef. Questo scenario modifica, senza cancellarlo in chiave futura, lo schema di riforma che ha in testa Renzi. (Michele Di Branco, Il Messaggero)

Di fronte alle sollecitazioni dei commercianti, Padoan si è invece attenuto strettamente al programma di governo e a quanto scritto nero su bianco nel Def e nella legge di stabilità di dicembre scorso. L’Irpef viene nominata sola dal presidente dell’ organizzazione, Carlo Sangalli, ma è rimasto assente dal discorso del titolare del Tesoro.

Il primo impegno confermato è dunque quello di eliminare le clausole per il 2017, il secondo è quello di alleggerire ulteriormente il peso che grava sulle imprese con la riduzione dell’Ires, a regime per 4 miliardi di euro. Considerando anche il bonus da 80 euro, dal 2014, sottolinea il ministro, la pressione fiscale ha avviato la discesa, arrivando al 42,9% nel 2015 e scenderà ancora quest’anno con il taglio di Imu e Tasi.