Economia

Italia cresce e regge il confronto con i grandi europei. Certo gli ex comunisti fanno meglio…

Italia cresce e regge il confronto con i grandi europei. Certo gli ex comunisti fanno meglio...
Italia cresce e regge il confronto con i grandi europei. Certo gli ex comunisti fanno meglio...

Italia cresce e regge il confronto con i grandi europei. Certo gli ex comunisti fanno meglio…

L’ Italia riduce il distacco dagli altri Paesi europei nella crescita del Pil, il prodotto interno lordo o, in inglese, Gdp (Gross economic product). Lo nota Giovanni Ajassa, direttore servizio studi Bnl, in un articolo pubblicato anche su Uomini & Busines. Invece di festeggiare l’uscita dal tunnel della recessione, in cui il Governo di Mario Monti ci ha incatenato per un lustro, molti ancora insistono sul divario rispetto alla media europea. La crescita del Pil italiano nel 2017 è stimata a +1,5%, la media europea a +2,2.

Ma non è con la media europea che il confronto va fatto. Nella media generale entrano i Paesi ex comunisti, come Ungheria, Romania, Bulgaria. Registrano tassi di crescita da miracolo, ma guardate qui da dove partono. Se siete portati agli esercizi di aritmetica, incrociate i dati del Pil per Paese con quelli del numero di abitanti e vi rendete conto del divario. Non a caso i tassi di crescita del Pil più alti nel mondo sono nel terzo e quarto mondo. Sapete dove nel 2016 si è registrata la crescita maggiore? In Iraq, lacerato dalla guerra, fatto a pezzi da Isis, eppure…

Il confronto va fatto con i grandi Paesi industriali, simili all’ Italia per Pil e popolazione: Germania, Francia e Gran Bretagna. La loro crescita, trimestre su trimestre omologhi, su base annua è rispettivamente: +2,1  +1,8, +1,7. Con questi numeri si confronta il nostro +1,5. Dopo il ciclone Monti e con la situazione generale sempre nuvolosa e incerta, si può ben parlare di miracolo.

Grazie ad un aumento sul primo trimestre pari a quattro decimi di punto percentuale, la crescita annua del PIL italiano sale all’1,5 per cento nel secondo trimestre del 2017 rispetto all’1,2 per cento del primo trimestre. Si tratta del valore piu` elevato degli ultimi sei anni. Con il dato del Q2 2017 il ritmo tendenziale di sviluppo torna in Italia ai valori precedenti la crisi dei rischi sovrani.

Il dato del secondo trimestre segna una ulteriore e significativa riduzione del divario di crescita accusato dall’Italia nei confronti dell’Area dell’euro. Un anno fa, al secondo trimestre del 2016, il tasso di incremento del PIL italiano era pari alla meta` di quello dell’Unione monetaria (+0,8% contro +1,7%): al secondo trimestre di quest’anno la crescita italiana e` salita ai due terzi di quella dell’Area euro.

Il primo settembre saranno diffusi i dettagli sulla dinamica delle componenti lato domanda aggregata del PIL italiano nel corso del secondo trimestre. Nell’attesa di questi dati si puo` osservare come l’aumento del saggio annuo di sviluppo del prodotto interno lordo italiano nel secondo trimestre si associ al positivo andamento della produzione industriale che a giugno 2017 ha segnato un incremento annuo di misura doppia rispetto a quanto rilevato dal complesso dell’Area euro: +5,3% in Italia contro +2,6% nell’Eurozona.

I risultati del PIL italiano nel secondo trimestre confermano e rinforzano i segnali di ripresa dell’economia italiana. Nondimeno, il percorso di recupero del divario di crescita accumulato nel passato appare ancora lungo. Alla meta` del 2017 il volume del PIL rimane in Italia ancora di due punti percentuali inferiore a quello rilevato alla meta` del 2011 e di sei punti piu` basso rispetto al dato dell’inizio del 2008 alla vigilia della prima delle due grandi recessioni subite dall’economia nazionale nell’arco dell’ultimo decennio.

Per l’Italia come per altri paesi la sfida piu` impegnativa rimane quella di tradurre l’accelerazione del PIL in una riduzione piu` marcata della disoccupazione. Tra giugno 2016 e giugno 2017 il tasso di disoccupazione e` sceso dall’11,7% all’11,1% in Italia e dal
10,1 al 9,1% nella media dell’area euro. Dieci anni fa, prima della crisi e delle recessioni,
il tasso di disoccupazione ammontava ad appena il 6 per cento in Italia e al 7,5 per cento nella media dell’eurozona. 2

Per l’Italia come per altri paesi sara` ora importante proseguire nel percorso di riforme e di azioni concrete destinate a migliorare la competitivita` e rafforzare il rilancio degli investimenti. Andando per questa via rendere compatibili il consolidamento della ripresa e il rilancio dell’occupazione non e` impossibile. Lo dimostra l’esempio della Germania, dove il tasso di disoccupazione a giugno 2017 e` sceso al 3,8%, il minimo dall’inizio del secolo.

I dati di PIL del secondo trimestre confermano l’immagine di un’Italia che, con costanza, riduce il divario di crescita tra noi e il resto dell’unione monetaria. La rincorsa italiana si accompagna ad una limitata creazione di nuovo debito, pubblico e privato. Con un rapporto tra deficit pubblico e PIL inferiore di circa un terzo a quello di Spagna e Francia e un “ratio” tra debiti delle societa` non finanziarie e prodotto lordo fermo all’82% contro il 108% della media dell’Eurozona, la ripresa dell’economia italiana piu` di altre si mostra sobria nell’alimentarsi di nuovi debiti. Saper crescere con poco aiuto: per lungo tempo un vincolo, ora potrebbe diventare una qualita` distintiva nella ripresa dell’economia italiana

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