Economia

Iva, Gentiloni rompe il tabù? Ipotesi aumento al 13% aliquota farmaci, bar, ristoranti, aerei…

Iva, Gentiloni rompe il tabù? Ipotesi aumento dal 10 al 13% dell'aliquota ridotta

Iva, Gentiloni rompe il tabù? Ipotesi aumento dal 10 al 13% dell’aliquota ridotta

ROMA – Iva, Gentiloni rompe il tabù? Ipotesi aumento dal 10 al 13% dell’aliquota ridotta. Disinnescate per il 2017 nell’ultima finanziaria, le famigerate clausole di salvaguardia dell’aumento automatico dell’Iva in caso di sforamento sui conti pubblici, tornano d’attualità con il Governo Gentiloni impegnato a ridurre i contributi previdenziali che gravano sulle buste paga dei lavoratori. Se per Renzi l’aumento dell’Iva era tabù, per l’esecutivo che l’ha sostituito uno strappo invece è nelle cose, tanto più viste le raccomandazioni europee.

Cioè, si ragiona al Governo, per liberare risorse da destinare all’abbattimento del cuneo fiscale e incentivare investimenti e attività produttive, è necessario sacrificare l’intangibilità dell’imposta sul valore aggiunto per immaginare un percorso credibile di sgravi sul costo del lavoro. Candidata ideale a subire un aumento di tre punti percentuali (peraltro previsto appunto dalle clausole di salvaguardia) sarebbe l’aliquota agevolata attualmente al 10%. L’aliquota al 13%, che libererebbe circa 7 miliardi, impatta su una serie di prodotti alimentari, i biglietti di treni aerei e autobus, di cinema e teatri, energia elettrica, farmaci, consumazioni al bar e al ristorante e sulla spesa per gli alberghi.

Le clausole di salvaguardia inserite in bilancio due anni fa e disinnescate per il 2017 con la manovra approvata lo scorso autunno prevedevano per quest’anno che il livello del 10 venisse alzato al 13 e che l’aliquota ordinaria del 22 per cento fosse invece portata al 24 quest’anno e al 25 nel 2018. Scongiurando l’aumento, la legge di bilancio in realtà lo rimandava tutto intero al prossimo anno, dunque tre punti in più su entrambe le aliquote; in più aggiungeva un’ulteriore scatto dello 0,9 per cento su quella ordinaria dal 2019. Dunque ora il governo potrebbe bloccare l’incremento dal 22 al 25 per cento, lasciando invece scattare quello dal 10 al 13. Il maggior gettito stimato è di circa 7 miliardi; nell’ipotesi di impiegarlo tutto sul fronte del costo del lavoro e di non poter sfruttare ulteriori margini di flessibilità di bilancio resterebbero da trovare le ingenti risorse corrispondenti all’importo complessivo delle clausole. (Andrea Bassi e Luca Cifoni, Il Messaggero)

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