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Jobs Act autonomi, partite Iva più tutele e per i “poveri”..

ROMA – Jobs act per le partite Iva e 800 milioni per il Piano Povertà. Sono i due provvedimenti varati dal Consiglio dei ministri di giovedì 28 gennaio. Il primo dei due ddl collegati alla Legge di Stabilità, interesserà più in generale tutti i lavoratori autonomi, ai quali saranno garantite maggiori tutele su temi importanti come la maternità, la malattia grave, ma anche lo smart working.

Il nuovo Statuto dei lavori autonomi, si legge nel comunicato diramato al termine del Cdm, intende instaurare “un sistema di diritti e di welfare moderno capace di sostenere il loro presente e di tutelare il loro futuro”.

Ecco le principali misure previste in materia di lavoro:

STOP ABUSI, SOLO CONTRATTI SCRITTI – L’obiettivo principale è quello di evitare “condotte abusive” da parte del datore di lavoro che non potrà modificare unilateralmente le condizioni del contratto o recederlo “senza congruo preavviso”. “Prive di effetto” le clausole che prevedono i pagamenti dilazionati di oltre 60 giorni ed “abusivo” il rifiuto a stipulare contratti per iscritto.

5 MESI PER LA GRAVIDANZA, TUTELATA LA MALATTIA – Gravidanza, malattia e infortunio “non comportano l’estinzione del rapporto di lavoro”. L’esecuzione rimane “sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a centocinquanta giorni”. Per malattie che superano i 60 giorni il versamento dei contributi viene sospeso fino a un massimo di due anni. Toccherà poi al lavoratore versare il dovuto. Viene stabilito anche il riconoscimento del diritto di percepire per 5 mesi l’indennità di maternità, “indipendentemente dalla effettiva astensione dall’attività lavorativa”. Ad entrambi i genitori dei bambini nati dal primo gennaio di quest’anno viene garantito inoltre un congedo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.

FORMAZIONE DEDUCIBILE FINO A 10.000 EURO: Si prevede la deducibilità al 100% delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità finalizzate all’inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro (fino a 5mila euro). Tetto a 10mila euro per dedurre “la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale, e in misura integrale delle spese per gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà, allo scopo di favorire la stipula di tali polizze”.

GARANTITO ACCESSO A FONDI UE – “Ai fini dell’accesso ai piani operativi regionali e nazionali a valere sui fondi strutturali europei”, gli autonomi sono “equiparati alle piccole e medie imprese”.

LAVORO AGILE, IN UFFICIO O DA CASA – Parola d’ordine flessibilità. La prestazione lavorativa potra’ essere svolta “in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, ed entro i limiti della durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale” previsti dalla legge e dal contratto collettivo. Potra’ riguardare tutti, lavoratori a tempo determinato o indeterminato. Il lavoratore ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo di chi lavora stabilmente all’interno dell’azienda. Stesso dicasi per i premi produttività.

Queste invece le misure per il piano nazionale di contrasto alla povertà, che non sarà improntato solo al sostegno del reddito ma a quello che il Cdm definisce “principio di inclusione attiva”. In tutto sono 800 milioni circa le risorse stanziate per 4 milioni di poveri. Nel dettaglio 600 milioni arrivano dal Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva, che dopo la sperimentazione attuate in 12 grandi città. diventa così strutturale e 200 milioni dall’Asdi, l’assegno che scatta dopo la Naspi (Nuova indennità di disoccupazione).

STOP ASSISTENZA PASSIVA: La misura nazionale di contrasto alla povertà prevede appunto “la predisposizione per i beneficiari di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa sostenuto dalla offerta di servizi alla persona”. Una misura “volta a superare la logica di mera assistenza passiva, introducendo il principio della attivazione finalizzata alla inclusione sociale e lavorativa”.

PIU’ RISORSE DA RIORDINO PRESTAZIONI: L’intervento, contenuto nei limiti delle risorse disponibili nel Fondo per la lotta alla povertà e all’inclusione sociale previsto dalla legge di Stabilità, “verrà gradualmente esteso sulla base delle risorse che al Fondo affluiranno in virtù degli interventi di razionalizzazione delle prestazioni assistenziali e previdenziali”.

PRESTAZIONI CON ISEE, NON SI TOCCANO I DISABILI: Il ddl razionalizza le prestazioni di natura assistenziale e quelle di natura previdenziale sottoposte alla prova dei mezzi – escluse quelle legate alla disabilità del soggetto beneficiario – introducendo il principio di “universalismo selettivo” nell’accesso secondo criteri di valutazione della condizione economica in base all’Isee.

REGIA INTERVENTI SERVIZI SOCIALI: Con la delega si riordina la normativa in materia di interventi e servizi sociali, al fine di superare la frammentarietà delle misure e degli interventi secondo principi di equità ed efficacia nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni. E si prevede l’istituzione, presso il ministero del Lavoro, di un organismo nazionale di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali. Previsti anche l’attribuzione al ministero delle competenze in materia di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni; la promozione di accordi territoriali tra servizi sociali e altri enti o organismi competenti per l’inserimento lavorativo, la salute, l’istruzione e la formazione; nonché il rafforzamento del Sistema informativo dei servizi sociali e, in particolare, del Casellario dell’assistenza.


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