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Jobs act, Call center: niente rapporto lavoro “subordinato”

Il settore dei call center si mette al riparo dall’entrata in vigore della "presunzione di subordinazione" che accompagna a partire dallo scorso 1 gennaio, tutti i contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

ROMA – Il settore dei call center si mette al riparto dall’entrata in vigore della “presunzione di subordinazione” che accompagna a partire dallo scorso 1 gennaio, tutti i contratti di collaborazione coordinata e continuativa caratterizzati da un coordinamento organizzativo del committente con una norma apposita che esonera dall’applicazione a partire dal 1 gennaio 2016, della presunzione quei settori dove le prestazioni dei collaboratori sono oggetto di una specifica disciplina collettiva.

Sul Sole 24 Ore, Giampiero Falasca spiega perché non si applica questa norma ai call center

“Il 22 dicembre scorso (…) le parti sociali  del settore hanno aggiornato i contenuti dell’intesa del 1  agosto 2013 che già regolava la prestazione dei collaboratori a progetto. L’accordo appena siglato riguarda, come il precedente, i lavoratori operanti nelle attività di vendita di beni e servizi e di recupero crediti attraverso dei call center che svolgono attività cosiddetta “outbound”, ma viene esteso l’ambito di applicazione della precedente intesa a tutti i collaboratori che svolgono la propria attività in favore di imprese che applicano il contratto collettivo nazionale del settore telecomunicazioni”.

“Un altro effetto importante dell’accordo si produce in relazione alle innovazioni contenute nel Jobs act, che ha cancellato il contratto di collaborazione a progetto e previsto che, dal 1 gennaio 2016, tutti i contratti di collaborazione coordinata e continuativa debbano essere ricondotti alla disciplina del lavoro subordinato qualora il committente eserciti un coordinamento organizzativo anche riferito al tempo e al luogo della prestazione”.

Come scrive Il Sole, questa norma avrebbe creato grossi problemi applicativi con riferimento alle collaborazioni del settore, dove è indubbia l’esistenza di un coordinamento organizzativo. Per evitare il problema, scrive ancora Falasca che

“Lo stesso Jobs act contiene una soluzione per evitare conseguenze dirompenti dall’applicazione della norma: sono esonerati dall’applicazione della presunzione quei settori dove le prestazioni dei collaboratori sono oggetto di una specifica disciplina collettiva”.

“Per il settore dei call center tale disciplina esisteva già prima dell’entrata in vigore del Jobs act, ma era un’intesa costruita intorno a una fattispecie, il lavoro a progetto, espressamente abrogata dal Dlgs 81/2015. Per evitare incertezze interpretative, l’accordo precisa che l’intesa del 2013 si applica verso i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di quei lavoratori che svolgano, al pari dei precedenti contratti a progetto, vendita di beni e servizi in regime di outbound. Viene inoltre prevista l’attivazione di un tavolo di confronto, allo scopo di armonizzare completamente la normativa collettiva con le nuove regole legislative(…)”.