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Latte, sì a etichetta salva Made in Italy: obbligo indicazione geografica

BRUXELLES – Sì della Unione europea alla etichetta del latte che tutela il made in Italy. Il via libera non è ancora ufficiale: la scadenza è fissata alla mezzanotte di venerdì 14 ottobre, ma è altamente improbabile che la Commissione sollevi obiezioni proprio nelle ultime ore. A quel punto varrà la regola del silenzio/assenso. Da domani dunque, salvo clamorosi imprevisti, anche l’Italia come la Francia potrà rendere obbligatoria l’indicazione geografica sull’etichetta di latte, yogurt, burro e prodotti caseari.

L’Italia è stato il secondo paese europeo, dopo la Francia, a notificare a Bruxelles uno schema di decreto che prevede una sperimentazione per due anni di un’etichetta di origine obbligatoria per il latte, e il latte usato come ingrediente negli alimenti prodotti sul territorio nazionale. Nonostante la Commissione Ue si sia sempre pronunciata a favore di un’etichettatura di origine su base volontaria e contro l’indicazione obbligatoria, Parigi ha ricevuto il via libera da Bruxelles all’inizio di luglio.

La decisione ha fatto riaffiorare la spaccatura, già emersa prima del 2011 in merito al Regolamento per l’etichetta europea, tra i paesi favorevoli e quelli contrari alla misura. Tensioni tornate ad emergere poi nel dibattito nel comitato per la catena alimentare (Paff) a metà settembre, e poi nella discussione tenuta dai ministri sullo stesso tema durante il Consiglio agricoltura del 10 ottobre. La decisione finale, però, spetta alla Commissione che, a quanto sembra, avrebbe deciso per il disco verde al decreto italiano.

Esulta già la Coldiretti che parla di “storico via libera”.  Il provvedimento era stato annunciato dal premier Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina in occasione della Giornata nazionale del latte italiano a Milano organizzata dall’associazione agricola. “Il via libera comunitario – osserva Coldiretti – risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani, che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle Politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione”.

Il provvedimento riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: “Paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; “Paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”; “Paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con la dicitura: “Origine del latte: nome del paese”. Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, possono essere utilizzate le diciture: “Miscela di latte di Paesi Ue” per la mungitura, “Latte condizionato in Paesi Ue” per il condizionamento, “Latte trasformato in Paesi Ue” per la trasformazione. Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, si usano le diciture: “Miscela di latte di Paesi non Ue” per la mungitura, “latte condizionato in Paesi non Ue” per il condizionamento, “latte trasformato in Paesi non Ue” per la trasformazione.

L’entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi – conclude la Coldiretti – “auspicabilmente dal primo gennaio 2017 come è stato previsto per un testo analogo in Francia”.