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Lavoratori autonomi, prelievi ingiustificati non son redditi

Per la Corte di Cassazione "negli accertamenti fondati sulle indagini bancarie, non possono considerarsi quali ricavi imponibili i prelevamenti e gli addebiti sul conto corrente non giustificati, se il contribuente accertato esercita un'attività artigiana"

VENEZIA – Artigiani e lavoratori autonomi: i prelievi ingiustificati dal conto corrente non sono ricavi in nero. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con una sentenza che ha fatto luce sul caso di un carrozziere di Caorle (Venezia) a cui l’Agenzia delle entrate aveva contestato come redditi non dichiarati proprio i prelievi di conto corrente non giustificati.

Come spiegano Benito Fuoco e Nicola Fuoco su Italia Oggi,

“Negli accertamenti fondati sulle indagini bancarie, non possono considerarsi quali ricavi imponibili i prelevamenti e gli addebiti sul conto corrente non giustificati, se il contribuente accertato esercita un’attività artigiana.

(…) Per talune categorie di artigiani, infatti, la produzione di ricavi non è direttamente legata al sostenimento di costi, per cui deve escludersi la correlazione «prelievo = costo = ricavo», esattamente come avviene nel caso di lavoratori autonomi e professionisti”.

Nel caso in questione, spiega Italia Oggi,

“il giudice tributario ha così annullato parzialmente degli avvisi di accertamento rivolti nei confronti di un carrozziere, escludendo dalla materia imponibile la parte relativa ai prelievi e agli addebiti sul conto corrente, che l’Ufficio finanziario aveva ritenuto non adeguatamente giustificati.

La vertenza prende le mosse dalle indagini bancarie condotte nei confronti di un contribuente di Caorle (Ve), da cui l’Agenzia delle entrate presumeva l‘esistenza di redditi non dichiarati, (…) in base alla quale si considerano come ricavi o compensi i versamenti e i prelevamenti di conto corrente non adeguatamente giustificati. In relazione a detta norma, è intervenuta la Consulta (…) dichiarandone l’illegittimità costituzionale nella parte in cui considera come «compensi» da recuperare a tassazione i movimenti in addebito riscontrati sui conti dei lavoratori autonomi”.

Per questi lavoratori autonomi, infatti,

“è irragionevole presumere che i prelievi ingiustificati possano dar adito a un maggior reddito, mancando quella correlazione che è invece consona per un’attività d’impresa, laddove ad ogni prelievo corrisponde un costo e ad ogni costo si affianca un ricavo. Di contro, nelle attività di lavoro autonomo, la produzione di componenti positivi di reddito è legata alla prestazione lavorativa fornita dal contribuente e non è strettamente legata al sostenimento di un costo.

Tale principio, spiega la Ctp di Venezia, può essere applicato anche a talune categorie di artigiani che, pur producendo reddito d’impresa (e non di lavoro autonomo), conseguono ricavi facendo leva sulle proprie capacità e sulle proprie prestazioni personali, non direttamente correlate al sostenimento di costi”.

 

 


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