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Lavoro: 76mila posti vuoti. Mancano quelli capaci di farli

ROMA – Lavoro: 76mila posti vuoti. Mancano quelli capaci di farli. Il mismatch tra domanda e offerta, il mancato incontro cioè tra chi propone un lavoro e chi lo richiede, produce in Italia 76mila posti vuoti. 76mila profili professionali disponibili che nessuno in Italia, a quanto pare, è in grado di impersonare per mancanza dei requisiti e delle competenze necessarie. In pratica ogni dieci posti disponibili, uno resta vacante.

Lo dice il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro. Sebbene in lieve risalita rispetto al 2014, la difficoltà di reperimento di personale, indicata dal settore privato, rappresenta il 10,6% delle 722mila assunzioni che le imprese contano di effettuare entro il 2015 (era il 10% lo scorso anno).

Un valore ben distante da quello cui si era abituati prima della crisi del 2008, quando arrivava a riguardare quasi il 30% delle assunzioni programmate dalle imprese. Due le ragioni fondamentali: la richiesta di specifiche competenze e di un’esperienza pregressa da parte delle imprese; ma anche un’offerta carente di alcuni titoli di studio. Tra i laureati (22,3%), i più difficili da trovare sono gli statistici, gli ingegneri e quelli che hanno un titolo in materie scientifiche.

Tra i diplomati (dove le difficoltà di reperimento sono inferiori), invece, i problemi riguardano i settori tlc, informatica e indirizzo grafico-pubblicitario. Tra i candidati con qualifica di formazione professionale, infine, difficoltà di reperimento riguardano soprattutto tessile, abbigliamento e moda. Beppe Pagliaro su La Stampa segnala che due sono i motivi principali dell’impossibilità di trovare il candidato giusto: competenze insufficienti, titoli di studio inadeguato.

I lavoratori più richiesti d’Italia sono analisti di procedure informatiche, progettisti per l’automazione industriale, sviluppatori di software e app e consulenti per la gestione aziendale. Tra i non laureati i compiti più ricercati vanno dalla riscossione crediti all’installazione di macchinari industriali, dagli addetti agli stipendi ai tecnici elettronici. I dati dell’Istat sull’andamento delle professioni dal 2011 al 2014 registrano alcune tendenze significative: oltre alla crescita dei lavoratori tecnici qualificati, c’è un mondo di mestieri specializzati, ma non tecnici, dalla logistica alla cura della persona, che meriterebbe un focus a parte in un Paese che invecchia. (Beppe Pagliaro, La Stampa)