Economia

Lavoro, bonus giovani Poletti: il rischio che si riveli un boomerang

Lavoro, bonus giovani Poletti: il rischio che si riveli un boomerang

Lavoro, bonus giovani Poletti: il rischio che si riveli un boomerang

ROMA – Il nuovo bonus giovani del governo Gentiloni rischia di ritorcersi contro gli stessi giovani. Un rischio dovuto al sovrapporsi della fine dei vecchi bonus per le assunzioni a tempo indeterminato, varati nel 2015, e i nuovi bonus per i giovani, che potrebbe avere l’effetto sostituzione, spiega Raffaele Marmo sul Quotidiano Nazionale: coloro che sono stati assunti grazie ai bonus del 2015 potrebbero essere licenziati a favore dell’assunzione di nuovi giovani con i nuovi incentivi.

Per questo nei giorni scorsi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha ventilato l’ipotesi di una norma anti-licenziamento che escluda dagli incentivi le aziende che licenziano. Solo che anche questa norma potrebbe alla fine avere l’unico effetto di limitare la portata dei benefici della nuova decontribuzione.

Come ricorda il Quotidiano Nazionale, la legge di stabilità del 2015 ha previsto una decontribuzione di tre anni per i datori di lavoro che avessero assunto giovani a tempo indeterminato, con circa 8mila euro di risparmi l’anno. Sempre nel 2015 con il Jobs Act è venuto meno l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che limitava i licenziamenti. L’effetto, sottolinea il Quotidiano Nazionale, 

è che, via via che scadranno i tre anni, dal gennaio e fino al dicembre 2018, le imprese si troveranno a dover pagare contributi pieni per ogni assunto: un incremento secco tra 25 e 30 per cento del costo del lavoro. Con la conseguenza che esperti e sindacati temono che possano scattare licenziamenti di massa: parliamo di circa un milione 579 mila rapporti di lavoro con il bonus 2015 e se anche il rischio dovesse riguardare il 10 per cento, siamo a 150 mila lavoratori.

Per paradosso (ma non troppo) a far crescere il pericolo licenziamenti sono «anche» i nuovi bonus in cantiere: le imprese potrebbero essere tentate dal sostituire lavoratori con bonus scaduto con neoassunti con nuova decontribuzione. Da qui l’ipotesi del governo di introdurre il vicolo secondo il quale l’impresa non può assumere giovani con incentivi se ha licenziato nei sei mesi precedenti o se ha intenzione di licenziare nei sei mesi successivi all’assunzione. Il problema è che un limite di tal fatta non solo è superabile con comportamenti opportunistici, ma può essere anche controproducente per i casi nei quali si tratta di realizzare turn over con professionalità differenti.

Ma questi non sono i soli limiti del nuovo Piano su cui sta lavorando il governo. Tra i punti deboli ci sono l’età di 29 anni, considerata troppo bassa; il vincolo per il neo-occupato, che non deve aver avuto contratti stabili o rapporti con il datore di lavoro che lo assume; l’ammontare del bonus, pari al 50% del totale dei contributi; la durata della decontribuzione (due o tre anni) senza che vi sia alcuna certezza, se non in termini di intenzioni, circa il successivo taglio strutturale del 3-4 per cento.

Si comprende, dunque, l’allarme di Confindustria, ma anche dei sindacati. Il rischio flop è dietro l’angolo: altro che le 300mila assunzioni di Poletti. Come lo è anche il rischio di un nuovo doping.

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