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Made in Italy prodotto all’estero: si prepara una legge per mandarlo al macero. Anche la 500 fatta in Polonia

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C’è odor di Lega in quel pezzo di legge. Era nata con lo scopo, fra gli altri, di tutelare il «made in Italy» ad ampio raggio, da una parte con multe e pene più severe per la contraffazione di marchi e prodotti, dall’altro con lo sviluppo di piani organici per le imprese. E, invece, il disegno di legge sul ritorno al nucleare almeno in sua minuscola ma letale parte è un boomerang che rimbalza in faccia alle aziende italiane.

Nel disegno di legge – recante  “Collegato energia” – , approvato dal Parlamento, ma ancora in attesa di entrare in vigore, è contenuta una disposizione (articolo 17, comma 4) destinata a punire severamente le imprese, nello specifico, quelle che delocalizzano. La norma sanziona, infatti,  sul piano penale, le aziende italiane che collocano i propri marchi sui prodotti realizzati all’estero, obbligandole a indicare espressamente il luogo di fabbricazione anche quando avvenuta in un altro Paese.

Fino a oggi, sulla scia di quanto stabilito di recente dalla Corte di cassazione, si pensava che a contare fosse la nazionalità dell’imprenditore, unico responsabile della qualità della merce, e non il luogo geografico di produzione.

Da ora in poi, invece, se le nostre aziende indicheranno la propria origine sulla merce prodotta all’estero, sarà reato. Un reato punibile con la reclusione fino a due anni e una multa fino a 20mila euro. Non solo, la norma potrebbe condurre alla distruzione dei prodotti, una volta pronunciata la condanna in sede penale. Questo significa che la magistratura potrebbe, per esempio, decidere di mandare al macero migliaia di 500 Fiat in quanto prodotte in Polonia. A meno che non si tolga il marchio Fiat e si aggiunga, in questo caso, “Made in Polonia”.

C’è odor di Lega perchè inconfondibile è l’ideologia sommaria: difendere la roba di casa senza capire bene qual è l’interesse di casa.


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