Economia

“Preferiscono essere disoccupati che postini”: la denuncia di un imprenditore

"Meglio disoccupati che postini": la denuncia di un imprenditore

ROMA – “Su cento persone selezionate per fare il postino, novanta rifiutano il lavoro e preferiscono tenersi il sussidio di disoccupazione”: l’ultimo affondo ai disoccupati italiani arriva da Bachisio Ledda, imprenditore sardo, presidente e fondatore di Mail Express Posta&Finanza, azienda postale privata nata a Teramo nel 1997.

In un intervento all’agenzia Adnkronos, Ledda sostiene che, nonostante la carenza di lavoro, “oggi chi non trova un’occupazione preferisce non lavorare perché percepisce comunque il sussidio di disoccupazione. Uno dei vantaggi per il lavoratore è che riceve la disoccupazione e quindi preferisce prendere il sussidio e non lavorare. (…) Le persone guadagnano stando a casa per almeno due anni quindi cosa vogliono di più. È una situazione che penalizza tutti: in Italia i disoccupati ricevono una telefonata dall’azienda che fa la selezione ma sono liberi nella loro scelta. Non è così in altre nazioni, dove il disoccupato riceve la chiamata da parte dell’ufficio di collocamento e, se non si presenta a tre successivi colloqui, dopo il terzo rifiuto gli tolgono il sussidio di disoccupazione”.

Un’accusa dura, che Ledda accompagna alla richiesta di una maggiore flessibilità del già flessibile Jobs Act, la legge sul lavoro varata dal governo Renzi, i cui effetti, secondo i dati Istat, non sono stati positivi nel contrasto alla disoccupazione. Ma secondo Ledda “sarebbe necessario rendere più flessibile il jobs act, abbassando i costi per le imprese quando non possono tenere un collaboratore perché non idoneo”.

Un j’accuse che si aggiunge a quello lanciato alcuni giorni fa da un altro imprenditore, Cristiano Gaifa, proprietario e fondatore di Zushi, una catena di sushi restaurant che aveva parlato di lavori rifiutati da disoccupati che “dovevano arredare la casa regalata loro dai genitori”. Accuse particolari, se considerato quanto il lavoro abbia un impatto anche sull’autostima e il senso di dignità delle persone. Forse che il tipo di lavoro offerto, le modalità e il contratto siano talmente al ribasso da far preferire la disoccupazione? O viviamo in un Paese di “choosy” (“schizzinosi”), come disse la ministra Elsa Fornero?

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