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Monte dei Paschi: bisogna salvarlo e si salva solo con i soldi pubblici

ROMA – Secondo Giuseppe Turani il Monte dei Paschi di Siena, con i suoi 47 miliardi di crediti “spazzatura”, va salvato. Per farlo l’unica mossa possibile è un’intervento dello Stato, tramite la Cassa depositi e prestiti. Questo il commento di Turani per “Uomini e business”, pubblicato dal Quotidiano Nazionale del 7 luglio 2016:

In teoria l’Unione europea ha regole molto precise e perfette per le crisi bancarie. Ma, nella realtà, senza deroghe e/o sotterfugi non si va avanti. E le crisi restano lì a marcire, ammorbando poco a poco tutto il sistema economico.

Tipico il caso Monte Paschi di Siena, che ha in pancia ben 47 miliardi di crediti che non torneranno mai indietro. Insomma, detto in italiano stretto, c’è un buco di 47 miliardi. La Banca centrale europea naturalmente ne è al corrente e sta perdendo un po’ la pazienza. E quindi ha scritto la sua bella letterina: liberatevi almeno di 10 miliardi di questa robaccia.

E è qui che si apre una sorta di grandissima commedia dell’arte fra Roma e Bruxelles alla ricerca di una soluzione. In realtà, tutti sanno benissimo quale può essere: si tratta solo (ma non è affatto semplice) di farla “entrare” nei cervellotici regolamenti della Ue.

La strada da percorrere è, si diceva, una sola: cedere a un buon prezzo quanto più si può dei crediti deteriorati. Non al mercato, che li pagherebbe pochissimo, provocando una grande perdita nel bilancio del Monte.

Se si trova un “amico” disposto a pagare un po’ di più, meglio. Ma il Monte, di questi tempi, non ha amici. Bisogna inventarne uno. E chi può farlo? Renzi, Padoan, Calenda. Insomma, il governo.

Dopo aver varato il fondo Atlante, adesso si pensa di mettere in pista Giasone (o Minotauro o Prometeo). In breve: la solita Cassa depositi e prestiti, più altri soggetti pubblici o semi-pubblici, danno vita a questo Fondo, che rileva da Monte Paschi un po’ di crediti marci a un prezzo non di mercato, ma d’affezione. In ogni caso il bilancio della banca dovrà registrare una perdita (consistente). E quindi servirà un aumento di capitale. Chi sottoscrive?

Questa è la domanda da un milione di dollari. Ma la risposta è nota a tutti: lo Stato. Altri possibili soggetti non si vedono. E è qui che i telefoni fra Roma e Bruxelles si fanno roventi: si può o non si può? E, se sì, a quali condizioni? Si può fare ancora uno sforzo di fantasia e inventarsi un soggetto che sembri privato pur essendo pubblico?

Lasciar fallire o lasciare nei guai il Monte non si può. Per la Toscana sarebbe un vero terremoto (e non sarebbe il primo, dopo Banca Etruria e le sue sorelle). E non solo per la Toscana. Poi ci sono anche 30 mila dipendenti. E questa, sul far della sera, sembra essere l’unica cosa certa: il Monte va salvato.


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