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Montepaschi: indagati Profumo e Viola

ROMA – Una nuova inchiesta scuote Siena e la sua banca che anche giovedì in Borsa ha chiuso, dopo una sospensione per asta di volatilità, con un -2% a 0,2350 euro, aggiornando il minimo storico. La procura ha infatti aperto un’inchiesta indagando, per falso in bilancio e manipolazione di mercato, l’ex presidente Alessandro Profumo, attuale presidente di Equita, e l’ad di Mps Fabrizio Viola. Il fascicolo sarebbe stato aperto a seguito dell’esposto presentato da almeno uno dei soci nei giorni subito successivi all’ultima assemblea del 14 aprile.

Tutti gli atti dell’inchiesta, confermata da fonti vicine al Monte secondo le quali “si tratta di un atto dovuto”, intorno al 20 luglio scorso sono stati inviati dai pm di Siena Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso (gli stessi magistrati che hanno seguito le inchieste su Mps), coordinati dal procuratore Salvatore Vitello, alla procura di Milano, competente per il reato più grave, quello di manipolazione del mercato.

Proprio all’ultima assemblea due azionisti, Giuseppe Bivona e Fabio Emilio Falaschi, avevano chiesto ai soci di promuovere un’azione di responsabilità nei confronti di Profumo e Viola che, secondo loro, dal 2012 quindi da loro arrivo alla guida della banca, sarebbero stati a conoscenza della situazione dei derivati Alexandria e Santorini e quindi avrebbero fornito al mercato una rappresentazione non corretta di tutti i bilanci dal 2011 al 2014. L’assemblea bocciò l’azione di responsabilità con il 99,99% dei voti.

I due azionisti avevano spiegato la loro richiesta ricordando che la Consob, pochi mesi prima (dicembre 2015), aveva imposto a Mps di ricontabilizzare “a saldi chiusi” Alexandria, di fatto affermando che era a tutti gli effetti un derivato, modificando i bilanci di un periodo durante il quale Mps ha fatto due aumenti di capitale da 8 miliardi di euro complessivi. La Consob sarebbe arrivata a questa richiesta dopo le indagini della procura di Milano alla quale, da oltre un anno, erano arrivati da Siena tutti gli atti dell’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta e quelli sui derivati.

Sulla base di questo, come confermato nella relazione semestrale del Monte, sarebbero giunte a Rocca Salimbeni già molte richieste danni sugli aumenti di capitale del 2008 (da parte dell’allora socio Coop Centro Italia e dalla sua controllata Coofin srl), del 2011 e del 2014, senza considerare gli investitori e gli altri soggetti che sono pronti a costituirsi parte civile nel processo penale a Milano. Messe insieme le richieste danni ammonterebbero già a circa 283 milioni di euro. Soddisfatte alcune associazioni, come Adusbef e Federconsumatori che, commentando l’inchiesta senese ricordando che su questi temi erano state presentate “decine di esposti denunce di piccoli azionisti e consumatori”. “I pm milanesi, destinatari di esposti analoghi a quelli ricevuti da Siena, hanno ora ancora 18 mesi di tempo per decidere se archiviare o chiedere il rinvio a giudizio il per Viola e Profumo”, ricordano i consumatori che “pur apprezzando l’iniziativa dei magistrati, contestano i ritardi che rischiano di far prescrivere i gravissimi reati, con una giustizia a due velocità, molto dura e rigorosa per i poveri cristi ed i ladri di polli che rubano per fame e necessità, al contrario con i guanti bianchi per banchieri e colletti bianchi”.