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Mps: aumento di capitale dipende dal Sì al referendum

ROMA – Mps: aumento di capitale dipende dal Sì al referendum. Anche Mps riconosce che l’esito della ricapitalizzazione è legato a quello del referendum costituzionale del 4 dicembre. “I riscontri ottenuti dalle banche del consorzio” di collocamento evidenziano la “sostanziale indisponibilità manifestata dagli investitori istituzionali ad assumere importanti decisioni di investimento relative a società italiane prima di conoscere l’esito del referendum costituzionale”, si legge nella relazione all’assemblea sull’aumento di capitale.

Nella relazione il Cda motiva le ragioni per cui ritiene che “il riconoscimento del diritto di opzione” ai soci “non sia compatibile con le concrete condizioni” in cui si svolge l’aumento, in un “contesto di mercato e politico caratterizzato da forte volatilità e incertezza, che suggerisce al contrario di poter disporre di strumenti il più possibile rapidi e flessibili” per raccogliere capitale e mettere in sicurezza la banca.

Tra queste ragioni figurano anche “due principali profili di attenzione” frutto dei “riscontri preliminari” del consorzio di collocamento con gli “investitori istituzionali”. Il primo riguarda “le dimensioni” dell’aumento: “si è rilevato che la situazione dei mercati potrebbe rendere di difficile esecuzione la raccolta di un ammontare pari a quello ipotizzato attraverso semplici offerte di sottoscrizione”.

La necessità di ridurre l’ammontare dell’aumento ‘sul mercato’ mixandolo con la conversione dei bond subordinati in azioni e con la ricerca di anchor investor disponibili a sottoscrivere quote “anche significative” dell’aumento attraverso “private placement” (collocamenti privati) rende impossibile riconoscere il diritto di opzione, in quanto queste due fattispecie risultano “incompatibili” con un aumento in opzione. Il secondo profilo si riferisce “alla sostanziale indisponibilità” degli investitori ad impegnarsi prima di conoscere l’esito della consultazione del 4 dicembre.

“Preso atto di tale circostanza” il cda “ha verificato la possibilità di avviare l’Aumento di Capitale subito dopo tale data, mantenendo al contempo l’obiettivo della Società di completare l’operazione entro il corrente anno o comunque nei minori tempi tecnici consentiti”. Le verifiche condotte hanno dimostrato “la sostanziale impossibilità” di chiudere l’aumento entro l’anno nel caso in cui l’aumento fosse stato offerto in opzione ai soci.

L’ad prosegue il roadshow. Il divorzio fra Mps e Corrado Passera è finito sui tavoli della Consob, che verificherà se vi sia un legame fra la vicenda e l’andamento del titolo nelle ultime settimane. In pratica, se si possa ipotizzare una turbativa di mercato. Mentre la vigilanza tiene d’occhio le vicissitudini della banca, l’ad dell’istituto senese, Marco Morelli, va avanti con il roadshow, alla ricerca di finanziatori pronti a investire nell’aumento di capitale.

Dopo aver toccato Londra e il Qatar, il tour sta proseguendo negli Stati Uniti. In agenda ci sono incontri con grandi fondi, come Atlas, Paulson, Rhone. La prossima settimana l’ad volerà in Asia. In programma c’è una tappa a Singapore e con ogni probabilità se ne aggiungerà una a Hong Kong. In videoconferenza, Morelli ha aggiornato il cda durante un board che si è tenuto a Milano. Fonti vicine al dossier assicurano che il roadshow sta andando “molto bene” e che le richieste di contatto con gli advisor sono numerose, anche se è presto per impegni firmati. Non tutti i rumors, però, concordano con questo ottimistico parziale bilancio.

In ogni caso, il punto verrà fatto fra due settimane, a ridosso dell’assemblea fissata per il 24 novembre. Fra i potenziali investitori ci sarebbero il fondo sovrano di Singapore, Tamesek, oltre a quelli di Qatar, Kuwait e a ‘big’ statunitensi come George Soros e lo stesso Henry Paulson. La Consob già da tempo sta tenendo d’occhio il titolo, che ha cominciato ad avere un andamento anomalo da quando, venerdì 15 ottobre, la banca ha comunicato di aver ricevuto la proposta di salvataggio firmata da Passera.

Consob: faro su divorzio di Passera. La settimana successiva, l’ultima prima della presentazione del piano industriale avvenuta lunedì 24, il valore delle azioni è raddoppiato, con movimenti che hanno riguardato oltre al metà del capitale. Dal 24, invece, il titolo è quasi costantemente calato. Oggi ha chiuso in perdita del 4,2% a 0,23 euro, al termine dell’ennesima seduta nervosa. Nella lettera con cui ha sbattuto la porta, Passera ha accusato Mps di “totale chiusura” verso il suo progetto, che prevedeva “primari investitori” per circa 2 miliardi e la disponibilità a garantire fino a 1,5 miliardi di aumento. Il cda della banca gli ha risposto che la proposta era “non ancora ‘solidificata'”. Una replica che il cda di Mps ha approvato “all’unanimità”, ha detto il presidente, Massimo Tononi.