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Mps, Corrado Passera sbatte la porta: ritirata sua proposta salvataggio

MILANO – Corrado Passera ritira la sua proposta per salvare Mps. Se ne è andato sbattendo la porta e accusando la banca di “totale chiusura” verso il suo progetto e i suoi investitori, a cui sono state “negate le condizioni minime” per permettere di “rendere definitiva e impegnativa” l’offerta attraverso una due-diligence sui conti. “Si trattava di una proposta non vincolante, formulata per conto di investitori di cui non sono state rese note le generalità e non ancora solidificata” ha replicato il cda della banca rammaricandosi per la decisione di Passera che, peraltro, considera “basata su argomentazioni infondate e incompatibili” con l’esigenza di assicurare “la parità informativa” tra i potenziali investitori e “mantenere il controllo delle informazioni fornite agli stessi”.

Del resto la rottura era nell’aria già da tempo. Lo strappo si è consumato mentre l’amministratore delegato di Mps, Marco Morelli, e gli advisor Jp Morgan e Mediobanca si sono spostati dal Qatar a New York dove questa settimana proseguirà (con tappa anche a Boston) il road-show per individuare degli anchor investor disponibili a sottoscrivere parte dell’aumento da 5 miliardi e a convertire bond in azioni. In agenda molti incontri con grandi fondi, come Atlas (nome circolato anche dietro la proposta di Passera), Paulson e Rhone.

Le voci di nuovi potenziali investitori – l’interesse del fondo sovrano di Singapore, Tamesek, si aggiunge a quelli di Qatar, Kuwait e a big statunitensi come George Soros e lo stesso Henry Paulson – hanno contribuito a sostenere il titolo in Borsa. Ma all’indomanbi del passo indietro di Passera il titolo è sottopressione ed è tornato in terreno negativo.  Il titolo ha toccato il minimo il 6 ottobre scorso a 0,16 euro per poi risalire e toccare 0,34 euro. Dal 24 ottobre è in calo fino ad attestarsi oggi a 0,23 euro. Al momento è stato scambiato il 3,4% del capitale. La capitalizzazione dell’istituto di credito è ora pari a 692 milioni di euro.

Passera ha comunicato la sua rinuncia con una lettera al Cda e al collegio sindacale, poi formalizzata alla Consob. In sintesi l’ex ministro imputa a Mps di non avergli concesso una due-diligence da condurre in parallelo al piano messo a punto dalla banca. “Venti giorni trascorsi in modo improduttivo, con l’unico effetto dannoso, per noi e soprattutto per la Banca di essersi privata della possibilità di ricevere un’offerta definitiva e impegnativa che avrebbe, alla fine, potuto accettare o rifiutare”, si legge nella missiva. Passera ha lamentato restrizioni e ostacoli nei suoi confronti, anche nell’accesso al più limitato information package offerto a tutti i soggetti disponibili a siglare un accordo di riservatezza (sarebbero una decina gli investitori che ne hanno fatto richiesta).

L’ex a.d di Intesa, che ha ribadito di avere “lettere di interesse” di “primari investitori” per circa 2 miliardi e la disponibilità a garantire fino a 1,5 miliardi di aumento, ha inoltre criticato il piano di Morelli (“non è abbastanza robusto”) e la scelta – penalizzante per gli azionisti – di non procedere a un aumento in opzione e di non mantenere la bad bank in capo ai soci.