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Mps trascina a fondo le banche. Renzi prepara scudo pubblico?

ROMA – Mps trascina a fondo le banche. Renzi prepara scudo pubblico? Mps prima non riesce a fare prezzo in Piazza Affari. Riammessa agli scambi dopo un congelamento fin dai primi minuti di contrattazioni, è stata di nuovo sospesa. Il titolo è riuscito a fare prezzo con un calo effettivo del 6,93% a 0,3 euro.I

All’apertura la perdita era intorno al 10% teorico a 0,3 euro. In calo le altre banche, da Bpm (-1,8%) a Intesa (-1,53%), da Banco Popolare (-1,73%) a Ubi (-1,36%), mentre appare cauta Unicredit (-0,11%).

Colpita e affondata da una lettera. L’esordio mattutino segue l’epilogo della seduta di ieri di Mps in Piazza Affari, dove il titolo è crollato del 13,99% a 0,32 euro, dopo il sollecito scritto inviato a Siena dalla Bce per affrettare la cessione di 10 miliardi di sofferenze nette. Fin dai primi scambi è scattato lo stop al ribasso, poi Mps ha infranto le diverse soglie che prevedono un congelamento, prima quella del 5 e poi quella del 10%, fino a scambiare a parametri ‘extra-large’ e sfiorare il -15%.

Il contagio si è subito allargato agli altri titoli del settore, da Unicredit (-3,63%) a Ubi (-3,05%), da Intesa (-3,04%) a Banco Popolare (-4,5%) e Bper (-6,73%). Ha fatto eccezione Bpm (-1,4%), mentre Carige ha ceduto il 7,84%. Per tutti è scattata almeno una sospensione per eccesso di volatilità in negativo. A nulla è servita la nota di Mps che ha ricordato come le dismissioni chieste da Francoforte siano “in linea con gli obiettivi di un programma di specifiche azioni, recentemente approvato dai competenti organi della Banca e contestualmente sottoposto alle valutazioni della Bce”.

Renzi pensa a uno scudo pubblico. Ciò che ha impressionato sono le cifre in questione: 46,9 miliardi di sofferenze lorde attuali (24,2 miliardi di sofferenze nette) che secondo l’Eurotower debbono scendere a 32,6 (14,6 netti) nel 2018, il tutto a fronte di una capitalizzazione scesa ormai sotto al miliardo (981,7 milioni per la precisione). Inevitabile a queste condizioni un intervento sul capitale, che il Ft ha ipotizzato possa essere pubblico a titolo di “sfida all’Ue” da parte del presidente della consiglio Matteo Renzi.

L’ipotesi più probabile al momento è quella d ella ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato – direttamente o magari attraverso Cdp – e collegata agli stress test, espressamente prevista dall’articolo 32 della direttiva Brrd (si veda l’articolo nella pagina qui a fianco): la norma va interpretata ma uno spiraglio pare esserci, comunque più ampio rispetto ad alternative quali la sospensione del bail-in o le garanzie pubbliche anche sulle tranche junior dei titoli derivanti da cartolarizzazioni. Oggi, si diceva, il Monte vale meno di un miliardo: un ricapitalizzazione, nei fatti, è destinata a consegnare allo Stato, o a chi per esso, la banca. (Marco Ferrando, Il Sole 24 Ore)

 

No-comment da Bruxelles, pronta invece la smentita di Palazzo Chigi, che ha sottolineato come Renzi stesso, nel corso di un’intervista televisiva, ha detto di prediligere “soluzioni di mercato, nel rispetto delle regole vigenti in Europa”. Lo dicono anche da Bruxelles i portavoce della commissione: “ci sono una serie di soluzioni che possono essere messe in piedi nel pieno rispetto delle regole Ue affrontando le carenze di liquidità e capitale nelle banche senza effetti contrari sugli investitori al dettaglio”.

Che l’aiuto pubblico possa essere utile lo dice anche Ignazio Angeloni, che è membro del consiglio di sorveglianza Bce: ”propriamente regolamentato e controllato, è una componente fondamentale di un sistema bancario ben strutturato”; gli aiuti pubblici – ha aggiunto – devono essere usati “con moderazione, non più del necessario ma neanche meno”.

 


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