Cronaca Italia

Lo scippo perfetto sulle strade d’Italia: 14 milioni di multe, 426mila ipoteche, 3,9 miliardi di incassi

ROMA – Tre miliardi e novecento milioni, tanto contano d’incassare i Comuni italiani dalle multe stradali. L’Ici portava nelle casse comunali solo 2 miseri miliardi. Le multe sono ormai, di fatto, una tassa. E anche gravosa. Questa montagna di multe, 14 milioni, sta piegando però le spalle dei cittadini-automobilisti. Sono un milione e mezzo, ormai, gli immobili con un’ipoteca giudiziale iscritta al registro immobiliare, 426 mila le ipoteche degli ultimi tre anni. E una parte consistente delle iscrizioni dipende dalle contravvenzioni stradali entrate a ruolo.

Ma di multe I Comuni sopravvivono, sono una necessità  assicurano i sindaci degli 8094 Comuni italiani. Novantun euro è il valore medio della multa comminata in Italia, ma al momento in cui arriva la cartella esattoriale già ne costa duecento grazie a interessi, more e aggio applicati immediatamente (l’aggio è il guadagno di Equitalia, il 9 per cento della cifra contestata). Un divieto di sosta non pagato nel 2001, 38 euro, e passato indenne da ogni contestazione avanzata, dieci anni dopo è una cartella da 363,53 euro. Un aumento di quasi il mille per cento. Essere multati se si infrange il codice della strada è giusto e doveroso. Senza sarebbe il far west. Ma l’uso che le amministrazioni comunali fanno delle multe, aumentando o diminuendo il “tasso di tolleranza” nei confronti degli automobilisti indisciplinati a seconda delle esigenze di bilancio, è quello che si definisce un uso improprio. In più, a questo uso scorretto, si aggiunge la figura delle società che riscuotono le multe e che sono dotate di poteri praticamente illimitati. Il cittadino è impotente. Non può difendersi.

A Mantova, 48 mila abitanti, le contestazioni sono state 66 mila per 3,7 milioni di incassi. A Firenze le sanzioni da autovelox sono state centomila in più e il sindaco Matteo Renzi si è ritrovato 52 milioni di euro a budget dopo averne preventivati 42. A Roma lo staff del sindaco Gianni Alemanno ha annunciato con fierezza che nel 2010 l’Ufficio contravvenzioni ha comminato tre milioni e 631 mila multe: 731 mila in più dell’anno precedente, 1,3 multe per residente. Le telecamere sulle corsie preferenziali romane hanno avvistato 2000 infrazioni al giorno, altre 2000 multe sono arrivate quotidianamente per l’invasione delle zone a traffico limitato. Il Campidoglio incasserà 190 milioni di euro, nonostante in campagna elettorale Alemanno avesse annunciato che i vigili romani avrebbero smesso di fare verbali ma a lui, probabilmente le multe non le fanno. Carla Rufini, giudice di pace a Roma, spiega che “il cittadino è stretto tra il contribuito obbligatorio, i ritardi abissali degli uffici giudiziari e il nuovo codice della strada. Non può che perdere”. E cittadini lo sanno, infatti, i ricorsi nell’ultimo anno sono crollati. Contributo obbligatorio, nuovo codice della strada, tutte scelte del governo in carica che tolgono potere al cittadino-automobilista. Il contributo unificato per attivare un ricorso al giudice di pace è stato istituito nel gennaio 2010 e chiede almeno 41 euro per una multa che può valerne 38. Meglio rinunciare ovviamente. Con il nuovo codice stradale il giudice di pace può concedere la sospensiva a un’azione di riscossione solo se all’udienza sono presenti entrambe le parti. “Il Comune e la prefettura di Roma non si presentano mai”, spiega l’avvocato Riccardo Galdieri. Il giudice non può sospendere e l’azione della Gerit inesorabilmente procede.

Le storie che si raccolgono nei tribunali civili e di pace, negli uffici a difesa di consumatori e contribuenti o agli sportelli dei riscossori rendono visibile il concetto di “giustizia impossibile” rispetto a una sanzione stradale. “Un nostro associato aveva ottenuto dal giudice l’annullamento di una cartella esattoriale, gli hanno notificato lo stesso il fermo dell’auto”, racconta Claudio Faielli, presidente della Federconsumatori Lazio. “Ho in mano un giudizio civile definitivo che da tre anni intima alla Gerit di restituirmi 770,45 euro non dovuti”, racconta Emilio Colombino, direttore del canale Nuvolari su Sky, “da tre anni mi rimpallano tra l’Agenzia delle entrate e Gerit. Ho desistito”. Il notaio Pacifico Spagnoletto rivela: “Mi sono dovuto occupare di ipoteche iscritte su beni immobiliari che non erano più nella proprietà del multato”. A Roma immobili da un milione sono stati vincolati per 500 euro di debito, a Napoli una cautela giudiziale da 4 mila euro ha fatto saltare una transazione su un appartamento da 400 mila. Ancora il notaio Spagnoletto: “Equitalia nelle trascrizioni commette errori e spesso non controlla gli atti che sottoscrive: per mettere un’ipoteca sul posto auto di un protestato ha vincolato l’intero parcheggio di dieci persone”. “La tensione è alta, prevedo una pioggia di ricorsi”, dice il legale.

All’Agenzia delle Entrate assicurano che controlleranno i casi segnalati “e se avremo sbagliato interverremo”. Giorgio, 39 anni, cassintegrato, racconta: “Il mutuo si mangia tutto lo stipendio e le multe di quattro anni fa sono il mio incubo: debito triplicato, pago la rata ogni mese e la quota non scende mai”. Sono molti i casi di persone mai avvertite dell’atto di ipoteca sulla casa. I funzionari dell’Agenzia: “Il sistema delle notifiche ha problemi, ma non dipende da noi. Equitalia spesso è vittima del contorno istituzionale che non funziona”. Le poste, i comuni, le prefetture, le cancellerie dei giudici di pace. Come racconta Repubblica in una lunga inchiesta. Certo, la colpa sarà della giustizia lenta, della burocrazia o della Gerit o di Equitalia che abusano dei loro poteri. Sarà la colpa dei sindaci costretti a far quadrare i bilanci e anche dei cittadini che infrangono il codice della strada. Ma quando si commette un’infrazione il cittadino paga, salato. Le altre colpe, lentezze e abusi, non le pagano i Comuni o le agenzie di riscossione, le pagano sempre i cittadini, con l’aggiunta di interessi, more e aggio.

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