Economia

Natuzzi sfida sindacati e sentenze: “Un licenziato per ogni lavoratore reintegrato”

Natuzzi sfida sindacati e sentenze: "Un licenziato per ogni lavoratore reintegrato"

Natuzzi sfida sindacati e sentenze: “Un licenziato per ogni lavoratore reintegrato”

ROMA – Natuzzi sfida sindacati e sentenze: “Un licenziato per ogni lavoratore reintegrato”. “Ancora una volta è allarme occupazione per la Natuzzi”. Lo sostengono in una nota Feneal Filca Fillea, dopo l’annuncio fatto ieri dall’azienda che contiene la decisione di sottrarsi agli impegni del piano industriale concordato nel 2013, ovvero investimenti e assunzioni, e il progetto/minaccia di licenziare un lavoratore al ritmo di ogni lavoratore reintegrato dal giudice. Finora sono 3 i lavoratori reintegrati sui 175 che non accettarono gli accordi ma il precedente ha convinto i vertici Natuzzi al contrattacco.

A ottobre scorso ci fu l’annuncio dei 355 esuberi da cui muove la vicenda di oggi: in 140 accettarono l’incentivo al’’esodo, altri 40 entrarono nella newco, i rimanenti tanti 175 fecero ricorso al giudice del lavoro.

Alla presenza del viceministro Teresa Bellanova, dei rappresentanti delle Regioni Puglia e Basilicata e dei rappresentanti sindacali, la proprietà – si ricorda nel comunicato – “ha annunciato l’impossibilità di sostenere il piano industriale concordato nel 2013 e che aveva l’obiettivo di garantire la salvaguardia di tutti i lavoratori con investimenti sia sui siti produttivi attualmente attivi che sull’apertura del nuovo sito di Ginosa. Il motivo che ha spinto l’azienda a tali decisioni risiederebbe nelle ultime sentenze della Magistratura relative alle cause in Tribunale vinte da alcuni lavoratori per la mancata rotazione della Cassa integrazione e contro la procedura di licenziamento”.

San raffaele

Sbalorditi i sindacati: “L’azienda inoltre ha dichiarato che per ogni lavoratore reintegrato dal giudice ci sarà un lavoratore licenziato tra quelli che stanno lavorando”. Per Feneal Filca Fillea “tutto questo è inaccettabile. Comprendiamo che tali sentenze rappresenteranno un ingente costo economico ma, dal nostro punto di vista, usarle come pretesto per ritirare gli investimenti ed il piano industriale non è concepibile. Abbandonare il piano industriale e gli investimenti significa tornare indietro di 10 anni, mettere nuovamente a rischio 1300 posti di lavoro e vanificare tutti gli sforzi compiuti, in primis dai lavoratori”.

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