Economia

Oro Banca Etruria: 9.5 tonnellate. Solo Bankitalia ne ha più

Oro Banca Etruria: 9.5 tonnellate. Solo Bankitalia ne ha più

Oro Banca Etruria: 9.5 tonnellate. Solo Bankitalia ne ha più (LaPresse, foto archivio)

AREZZO – Prima del disastro, del Salva Banche, del suicidio del pensionato e dei risparmi volatilizzati Banca Etruria era soprannominata la Banca dell’Oro. Non si tratta di metafora ma di un fatto. In tutto, infatti, tra caveau della banca e luoghi blindati in località segrete, Banca Etruria conserva circa 9 tonnellate e mezzo d’oro. Lingotti che sono in parte di proprietà della banca stessa e in parte dei risparmiatori che nella banca avevano messo i soldi e che quei lingotti avevano comprato. Rimettendoci anche qualche soldo visto che negli ultimi anni il prezzo dell’oro è stato rivisto a ribasso.

Sta di fatto che dopo Bankitalia la seconda banca in Italia ad avere più oro è proprio Banca Etruria. Una circostanza curiosa visto che la banca non è certo un colosso. Curioso anche che Banca Etruria sia una delle poche, in Italia, autorizzata a vendere i lingotti, a smerciare oro non lavorato.  Quell’oro, ovviamente, è solo in parte di proprietà della banca. In parte, invece, è dei correntisti. Spiega Massimo Sideri sul Corriere della Sera:

 L’istituto possiede anche al 100% un banco metalli, la Oro Italia trading. Tra lingotti dei clienti per circa 3,5 tonnellate (oltre 10 mila pezzi), lingotti di proprietà della stessa banca che ha una giacenza media giornaliera sulle due tonnellate e impieghi per il distretto industriale orafo di Arezzo, altre 4 tonnellate, il conto totale è di 9 tonnellate e mezzo.

Si tratta per buona parte di oro puro che viene distribuito in vari caveau segreti, di cui almeno uno è in località Arezzo anche se non segnato sulle mappe di Google, per ovvi motivi. Il controvalore di mercato fa una certa impressione: stiamo parlando di un tesoro da 310 milioni di euro. Sebbene a distanza siderale è la più grande concentrazione di oro in Italia dopo quella di Bankitalia.

Uno di quei lingotti lo aveva anche Luigino D’Angelo pensionato suicida. In quella banca lo aveva comprato e pensava di averlo perso. In realtà non era così. Ogni singolo lingotto, infatti, è numerato. Il suo, da 100 grammi, era stato comprato nel 2012 al prezzo di 1300 euro l’oncia. Poi si è deprezzato fino a valerne circa 1000 l’oncia. Ma quel lingotto, numerato e unico, D’Angelo lo avrebbe riavuto indietro.

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