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Paradisi fiscali, anche Londra e Delaware isole off-shore…

ROMA – Paradisi fiscali, anche Londra e Delaware isole off-shore… Spiagge bianche, palme esotiche e giochi d’acqua sotto soli tropicali: è un’immagine stereotipata quella dei cosiddetti paradisi fiscali dove è nascosto un tesoro da 30mila miliardi di dollari, pari a un terzo dell’intera economia globale, due volte il Pil statunitense o europeo, venti volte quello italiano.

Frutto della ingegnosità fiscale di super ricchi e grandi corporation a caccia di regimi di tassazione più indulgenti: un furto in piena regola di welfare dai paesi dove questa immensa ricchezza è prodotta e ai quali è nascosta, sottraendo risorse pubbliche destinate alla scuola, alla salute ecc…

E a proposito di immagini, è di grande interesse e di forte impatto il lavoro di Paolo Woods e Gabriele Galimberti due fotografi italiani (il primo è nato in Canada) che hanno compilato un volume iconografico (“The Heavens”, ne discute anche il Daily Mail) che smonta il luogo comune. Finanza e multinazionali operano nell’ombra, non sempre nell’illegalità.

E infatti, paradisi fiscali si trovano al centro di metropoli asiatiche come Honk Kong e Singapore, in luoghi freddi e poco glamour come il Delaware, stato americano della costa orientale. Ma – e siamo sempre nel lecito – anche al centro di Londra, dove Mansion House, sede del municipio più antico, quello della City, è unanimemente considerata un’isola off-shore. Una specie di Cayman nel cuore d’Europa.

Le foto documentano il lavoro di due anni: scatti su scatti da Panama a Jersey Island (Regno Unito), 13 tappe di un giro del mondo a caccia dei luoghi e dei protagonisti di un fenomeno che a tutto aspira tranne che alla pubblicità.

I fotografi Gabriele Galimberti e Paolo Woods si conoscono da anni e fanno entrambi parte del collettivo River Boom: «Abbiamo potuto verificare che quello dei paradisi fiscali è un fenomeno globale, non prettamente caraibico, ma vive anche in luoghi freddi e insospettabili. Il cuore della questione è che finanza e multinazionali operano con queste modalità sempre: la continuità è data dai protagonisti che noi abbiamo incontrato più volte e che si ritrovano in questi mondi dedicati alle loro attività».

Tra le difficoltà fronteggiate, c’è stata la scarsa voglia di mostrarsi: «È un mondo legale, forse non morale: quindi da un lato ci sono le proprietà delle grandi compagnie che sostengono di fare tutto secondo le regole, dall’altro non c’è di certo la smania di comunicare con chiarezza». (Davide Fantino, dal blog Shop in the City)