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Partite Iva: aliquota cala al 25%, c.co.pro. con Inps

ROMA – Partite Iva: aliquota cala al 25%, c.co.pro. con Inps. Quella che si annuncia per gennaio è una piccola rivoluzione da un punto di vista fiscale per poco più di un milione di contribuenti, il cosiddetto popolo delle partite Iva, cioè coloro cui lo Stato chiede contributi pari o quasi ai lavoratori dipendenti senza però ripagarli con le stesse prestazioni assistenziali o pensionistiche. L’obiettivo del governo è intanto sterilizzare ogni aumento programmato a loro carico, poi abbassare l’aliquota attuale del 27% al 25%. Mediamente un risparmio di circa 80 euro al mese per i programmatori, designer, grafici, formatori, consulenti di marketing, fisioterapisti ed osteopati ecc… che lavorano in proprio.

Un progetto analogo di perequazione fiscale riguarda i collaboratori a progetto per i quali sarà ufficializzato il passaggio alla gestione ordinaria Inps: in pratica potranno accedere, dalla malattia alla maternità, alle stese prestazioni concesse ai dipendenti. Se perde il lavoro, un collaboratore a progetto potrà beneficiare del Naspi, il sussidio di disoccupazione che spetta a ogni lavoratore a tempo indeterminato e che dura due anni rispetto al reddito attuale che dura sei mesi.

Oggi una partita Iva iscritta a «Inps 2» paga il 27 per cento del reddito, più un altro 0,72 per cento per limitate prestazioni assistenziali. Un’aliquota congelata due anni fa, e che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto già salire al 33 per cento dei lavoratori dipendenti. Per i collaboratori a progetto quella soglia è ormai vicinissima: oggi è al 32 per cento, nel 2018 sarà equiparata. Sul tavolo del sottosegretario Tommaso Nannicini c’è un dossier pronto a confluire nella legge di bilancio e che dal primo gennaio introdurrà due novità sostanziali.

La prima è la cancellazione di ogni aumento per le partite Iva, e la riduzione dell’attuale aliquota dal 27 al 25 per cento, appena un punto in più di ciò che oggi l’Inps chiede ad artigiani e commercianti. Salirà invece di qualche decimale (fino all’1 o all’1,25 per cento) la quota destinata al finanziamento delle prestazioni assistenziali, che verranno allargate. Non solo quelle in caso di malattia, ma una delle ipotesi è anche di finanziare un fondo per l’acquisto di beni strumentali. (Alessandro Barbera, La Stampa)