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Pensioni: anticipo a costo zero, platea più larga. Due ipotesi

ROMA – Pensioni: anticipo a costo zero, platea più larga. Due ipotesi. Per l’anticipo pensionistico (Ape) gratuito, cioè finanziato dallo Stato attraverso un bonus fiscale, il governo sta studiando il modo di allargare la platea finora circoscritta a disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali e lavoratori con disabili in famiglia.

Beneficiari i dipendenti con “mansioni ad alto rischio infortuni”: una parte degli operai edili, i macchinisti, il personale marittimo. A meno che non si imponga un’attenzione più forte alle richieste dei sindacati che pretendono il costo zero dell’anticipo a tutti coloro che svolgono “mansioni faticose”, per cui sarebbero inclusi anche infermieri e insegnanti delle scuole primarie.

Certo, l’asticella fissata nelle scorse settimane dal governo a 1.500 euro lordi (1.200 euro netti) per l’Ape a costo zero è giudicata ancora troppo bassa (i sindacati vorrebbero che si salisse ad almeno 1.650 euro lordi per ricomprendervi anche macchinisti e operai specializzati); e poi c’è la Cgil che in generale resta cauta sull’intera operazione Ape, giudicandola «uno strumento d’emergenza» che non risolve il problema della flessibilità in uscita. (Claudio Tucci, Sole 24 Ore)

Dopo quattro mesi dall’avvio del tavolo governo-sindacati, partito a fine maggio, martedì 27 arriverà l’attesa sintesi del confronto sulle politiche del lavoro e sulle pensioni. Un ‘faccia a faccia’ conclusivo che definirà gli interventi in materia previdenziale – dall’anticipo pensionistico agli ‘sconti’ per i lavoratori precoci fino alle quattordicesime – da inserire nella manovra di bilancio, che verrà presentata a metà ottobre, e le risorse a disposizione.

Anche perché il confronto di martedì si terrà poche ore dopo il varo della nota di aggiornamento del Def. Il quadro sarà dunque più chiaro: fino ad oggi, si è parlato di una dote di 2 miliardi di euro, i sindacati, in particolare la Uil, hanno quantificato sin dall’inizio la richiesta in almeno 2,5 miliardi. In settimana si riaccendono i fari anche sul rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, fermi da sette anni, con un incontro in programma sempre martedì dei sindacati di categoria

Che si aspettano dei passi in avanti. Sul merito e sulle risorse, appunto. Per l’Ape (in sostanza un prestito ventennale con l’intervento di banche e assicurazioni) sarebbero ‘postati’ 500 milioni circa per il 2017: la possibilità di andare in pensione prima dovrebbe essere consentita dall’anno prossimo a chi ha 63 anni di età, quindi fino a tre anni e sette mesi prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia.

I costi saranno pressoché pari a zero per chi beneficerà della cosiddetta ‘Ape social’, ossia per disoccupati, chi assiste familiari disabili e alcune categorie con lavori faticosi e rischiosi come gli operai edili, e saliranno fino anche a sfiorare il 25% dell’assegno nei casi di Ape volontaria.

Un nodo resta quello dei lavoratori precoci, coloro che hanno cominciato a lavorare prima dei 18 anni: per questo capitolo, al momento sul tavolo ci sarebbero 600 milioni e l’ipotesi di riconoscere uno ‘sconto’ sull’accesso alla pensione anticipata di tre mesi ogni anno di lavoro prima della maggiore età o di circoscriverlo a chi ha cominciato prima dei 16 anni. Per i sindacati, andare incontro a questa categoria è una delle priorità e lo sforzo deve essere maggiore. Sul tavolo anche l’allargamento delle quattordicesime (altri 600 milioni sul piatto) e della no tax area per i pensionati (250 milioni), lavori usuranti e ricongiunzioni gratuite (100 milioni ciascuno).