Economia

Pensioni, anticipo Ape dal 1° maggio. Due i nodi: usuranti e tempo determinato

Pensioni, anticipo Ape dal 1° maggio. Due i nodi: usuranti e tempo determinato

Pensioni, anticipo Ape dal 1° maggio. Due i nodi: usuranti e tempo determinato

ROMA – Pensioni, anticipo Ape dal 1° maggio. Due i nodi: usuranti e tempo determinato. “Nei prossimi giorni saranno presentati i decreti per l’attuazione dell’Ape, l’anticipo pensionistico. Lo ha affermato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, al termine dell’incontro con Cgil, Cisl e Uil. Alla domanda se, quindi, saranno rispettati i tempi previsti per la partenza dell’Ape il prossimo primo maggio, il ministro ha risposto ” noi stiamo lavorando per fare in modo che i decreti consentano l’entrata in vigore il primo maggio”.

Dunque il primo maggio scatta l’operatività dello strumento ma restano ancora un paio di nodi da sciogliere, due richieste dei sindacati per allargare la platea dei beneficiari. In particolare per i lavoratori che hanno svolto mansioni usuranti e l’estensione di Ape ai disoccupati che hanno interrotto un contratto a tempo determinato. Sul Sole 24 Ore Giorgio Pogliotti illustra i dettagli della trattativa.

Per l’Ape social bisogna essere lavoratori dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa un lavoro difficoltoso (indicato in legge di Bilancio), con un’anzianita’ contributiva di almeno 36 anni. I sindacati hanno chiesto che i 6 anni vengano calcolati almeno nell’arco di 8 anni, il governo potrebbe introdurre 7 anni . Altro nodo critico: tra le condizioni per l’accesso all’Ape social, l’avere 63 anni d’età, trovarsi in stato di disoccupazione per licenziamento (anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale), aver concluso la prestazione per la disoccupazione spettante da almeno 3 mesi ed avere un’anzianita’ contributiva di almeno 30 anni. I sindacati hanno chiesto di includere in questa platea anche quanti sono disoccupati per aver finito un contratto a tempo determinato. Il governo potrebbe includere in futuro i contratti a termine solo se non interrompono gli ammortizzatori concessi in seguito a licenziamento (in sostanza chi è stato licenziato 10 anni fa e da allora continua con contratti a termine è escluso). (Giorgio Pogliotti, Il Sole 24 Ore)

 

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