Blitz quotidiano
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Pensioni, anticipo per i nati ’51- ’53: banca presta i soldi

ROMA – Pensioni, anticipo per i nati ’51- ’53: banca presta i soldi. Si chiamerà Ape (sigla che starebbe per Anticipo Pensionistico) e, con la legge di Stabilità del 2017, permetterà ai nati tra il 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del tempo debito.

A svelare le intenzioni del governo sulla flessibilità in uscita è stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso dell’abituale filo diretto con i cittadini su Twitter e Facebook. Sul tema delle pensioni, ha ricordato il premier, “ci siamo impegnati a intervenire nella legge di stabilità 2017″.

Ma ieri Renzi ha fatto un passo avanti, annunciando che il meccanismo è sostanzialmente già messo a punto: “Si chiamerà Ape: c’è già il simbolo e il logo” e “con la stabilità 2017″ consentirà di “anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo”: l’obiettivo è venire incontro a quegli “sfigati”, come li ha definiti scherzosamente Renzi, “che stavano per andare in pensione”, ma, a causa dello “scalone secco” voluto dalla riforma Fornero, hanno “perso il treno”.

Come funziona: la banca presta i soldi, restituisci a rate. Il finanziamento-ponte, per evitare un ulteriore aggravio sui conti pubblici, sarà sostenuto dal sistema
del credito, dalle banche cioè, con una sorta di prestito che poi verrebbe recuperato attraverso minirimborsi Inps con trattenute a valersi da quando il lavoratore matura i requisiti della pensione di vecchiaia.

Disoccupati ed esuberi. Nel caso in cui il lavoratore perde il lavoro ma non è ancora in età da pensione, sarà lo stato a finanziare l’anticipo pensionistico. Nel caso il lavoratore rientri tra gli esuberi di un’azienda in via di ristrutturazione, sarà l’azienda ad accollarsi il finanziamento dell’anticipo che poi il lavoratore restituirà a rate. Lo Stato si limiterà in questo caso a fornire la garanzia che assicuri la restituzione nel caso in cui il pensionato muoia.

Penalizzazioni. Il meccanismo di penalizzazione non sarebbe automatico ma modulato in base al reddito, spiega Il Sole 24 Ore.

L’ipotesi al vaglio prevede un taglio di una percentuale fissa per ogni anno di anticipo rispetto ai requisiti pieni di pensionamento (tre anni al massimo). Ma non sarebbe uguale per tutti: la gradualità è garantita a seconda del livello di reddito del lavoratore interessato.  Inoltre si agirebbe solo sulla parte retributiva del montante versato negli anni di lavoro poiché la quota contributiva già prevede un meccanismo implicito di penalizzazione in caso di ritiro anticipato. (Il Sole 24 Ore)