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Pensioni. Bundesbank a Merkel: “Età uscita a 69 anni nel 2030″

ROMA – Pensioni. Bundesbank a Merkel: “Età uscita a 69 anni nel 2030″. I laboriosi tedeschi non lavorano abbastanza a lungo nella vita e, almeno sul lungo periodo, dovrebbero cominciare a digerire una nuova riforma delle pensioni perché anche l’attuale sistema previdenziale in Germania non può reggere all’invecchiamento demografico.

Il rapporto. Il monito è venuto dalla Bundesbank che nel suo più recente bollettino mensile ha avvertito come nel 2060 i tedeschi dovranno dovranno lavorare fino a 69 anni, quattro in più di quanto fanno finora e due in aggiunta a quanto prevede il governo. Se il sistema non cambia, gli attuali ventenni prenderanno solo il 40% della retribuzione media, otto punti in meno della percentuale attuale, è il motivo di fondo dell’avvertimento della banca centrale tedesca come sottolinea Die Welt.

Il quotidiano riporta anche una reazione del governo che respinge la proposta ricordando che continua a puntare su un aumento graduale dell’età pensionabile a 67 anni nel 2029 con un 43% dello “stipendio medio” come limite minimo consentito per legge nel 2030.

Ma il Governo ricorda lo sviluppo demografico. Il portavoce dell’esecutivo, Steffen Seibert, ha definito sensato non pensare ad un aumento della soglia visto l’attuale sviluppo demografico: “discussioni ci sono sempre e talvolta vi prende parte anche la Bundesbank”, ha ricordato relativizzando l’impatto che il bollettino mensile avrà sulle scelte del governo.

La cancelliera Angela Merkel del resto è di fronte a diverse tornate elettorali (tre regionali e locali il mese prossimo e tre regionali in primavera, soprattutto nel popolosissimo Nordreno-Vestfalia, prima delle politiche di settembre in cui potrebbe giocarsi uno storico terzo mandato) e il tema pensioni è politicamente indigesto per qualsiasi governo.

Bundesbank: “Inevitabili ulteriori adeguamenti”. La Bundesbank però non si muove seguendo gli umori dei sondaggi elettorali ma solo quello dei suoi economisti. Le cifre in suo pos lasciano ritenere “inevitabili ulteriori adeguamenti” del sistema pensionistico affinché “continui a funzionare”, scrive la Welt. Il monito, peraltro, non è nuovo: già nell’estate 2009, ricorda il quotidiano Handelsblatt, la Bundesbank aveva sostenuto la necessità di una soglia alzata a 69 anni nel 2060.

L’attuale “favorevole situazione finanziaria” e l’orizzonte della previsione governativa limitato al 2029 “non devono ingannare”, chiosa il giornale economico segnalando quanto sostengono gli ex custodi del marco: “una più lunga vita lavorativa non deve essere considerata un tabù ma un fattore essenziale” dato che chi andava in pensione a 65 anni in Germania nel 1960 aveva un’aspettativa di vita di 13 anni mentre nel 2011 questa speranza è salita a 19.

E una più alta soglia per l’andata in pensione non più un totem intoccabile per la Federazione dei datori di lavoro (Bda) secondo la quale è necessaria per limitare gli effetti della diminuzione del potenziale di manodopera ed evitare che l’accresciuta aspettativa di vita ricada solo sui contribuenti. Lo segnala lo stesso Handesblatt nel lungo articolo in cui non vengono discussi i possibili effetti di un contributo dei migranti alla soluzione del problema previdenziale tedesco.