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Pensioni, come cambiano: APE, quattordicesima, precoci…

ROMA – Pensioni, come cambiano: APE, quattordicesima, precoci… Nessuna modifica della riforma Fornero sulle pensioni ma aggiustamenti sul sistema previdenziale in modo da consentire maggiore flessibilità di uscita verso la pensione e una misura che aiuti i pensionati con i redditi più bassi. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha confermato l’intenzione di introdurre l’Ape, l’anticipo verso la pensione e di estendere la platea della cosiddetta “Quattordicesima”, la somma aggiuntiva erogata in un’unica soluzione al momento a chi ha redditi personali complessivi inferiori a 9.786 euro annui. Ecco in sintesi le misure attese in manovra per quanto riguarda il sistema previdenziale:

Quattordicesima: platea più ampia. Al momento la ‘somma aggiuntiva’, diversa a seconda degli anni di contributi versati (336 euro per chi ha fino a 15 anni, 420 euro fino a 25 anni di contributi e 504 oltre i 25 anni), è erogata a tutti coloro che hanno compito i 64 anni e hanno un reddito personale inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo (circa 750 euro al mese, 9.786,86 euro annui).

Si ipotizza di estendere il beneficio a coloro che hanno fino a 1.000 euro al mese (due volte il minimo) di reddito complessivo (non quindi solo pensionistico), escludendo dal compito solo la casa di proprietà e l’eventuale indennità di accompagnamento. L’intervento, secondo quanto si apprende da tecnici vicini al dossier, dovrebbe ammontare a circa 600 milioni di euro. La platea passerebbe dagli attuali 2,2 milioni di persone a circa 3,4 milioni.

La spesa sarebbe contenuta per il Governo perchè la somma aggiuntiva è erogata in un’unica soluzione a luglio. Non è ancora escluso un intervento per allargare la no tax area mentre appare improbabile che si trovino le risorse per estendere ai pensionati il bonus da 80 euro previsto per i lavoratori dipendenti con bassi redditi.

Anticipo pensionistico APE. Lo stanziamento per l’anticipo pensionistico dovrebbe essere inferiore a 500-600 milioni dato che le risorse si concentreranno solo sulle situazione di disagio lasciando ai lavoratori che vogliono uscire in anticipo (e non sono a rischio esubero) il peso economico di questa decisione con una decurtazione consistente della rata di pensione una volta raggiunta l’età di vecchiaia. Sarà possibile uscire dal lavoro se mancano meno di tre anni alla pensione di vecchiaia.

Il Governo ipotizza anche un intervento delle aziende nel caso di situazione di esubero. Sarà possibile anche usare i fondi integrativi accantonati dal lavoratore. In questo caso la misura si chiamerebbe Rita (rendita integrativa temporanea anticipata) e chiaramente significherebbe dover rinunciare di fatto, una volta in pensione, all’introito complementare.

Precoci e usuranti. All’interno del pacchetto pensioni resta aperto il capitolo lavoratori precoci e attività usuranti ma non è ancora chiaro a quanto ammonteranno le risorse dato che anche qui bisogna definire la platea.

Ricongiunzioni. Infine si dovrebbe intervenire sulle ricongiunzioni onerose (dando la possibilità di unificare le posizioni assicurative presso i diversi fondi per ottenere, una sola pensione senza penalizzazioni) e questo capitolo dovrebbe costare meno di 90 milioni il primo anno per arrivare a regime in 10 anni a 500 milioni.