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Pensioni, flessibilità selettiva: Governo studia 3 anticipi

ROMA – Pensioni, flessibilità selettiva: Governo studia 3 anticipi. Una pensione anticipata studiata per gli occupati che desiderano ritirarsi dal lavoro come le nonne che vogliono seguire i nipoti, una per chi ha perso il lavoro e stenta a trovarne un altro, una per chi è coinvolto nei processi di ristrutturazione aziendale.

“Per le pensioni anticipate è possibile un piano di interventi calibrati su tre tipologie. Potrebbe essere leggermente penalizzato chi esce spontaneamente, mentre si dovrebbero prevedere aiuti ai disoccupati. Per le ristrutturazioni, invece, potrebbe pagare l’azienda”. Lo ha dichiarato in un’intervista al Messaggero il sottosegretario Tommaso Nannicini, spiegando che “al momento è solo una delle ipotesi allo studio, ma potrebbe far quadrare il cerchio tra flessibilità e sostenibilità della finanza pubblica”. ”

Ci sono tre categorie. La prima è quella delle persone che hanno una preferenza ad andare in pensione prima, ad esempio la nonna dipendente pubblica che vuole accudire i nipotini. La seconda è quella di chi ha necessità di andare in pensione anticipatamente, in quanto ha perso il lavoro e non ha ancora i requisiti d’uscita. La terza categoria sono i lavoratori che l’azienda vuole mandare in pensione prima per ristrutturare l’organico aziendale”, spiega Nannicini.

“Si potrebbe provare a creare un mercato di anticipi pensionistici, che oggi non c’è, coinvolgendo governo, Inps, banche, assicurazioni”. “In questo schema – prosegue – la prima categoria può andare in pensione ma con una penalizzazione leggermente più forte. Alla seconda categoria la penalizzazione gliela paga in buona parte lo Stato. Per la terza sono le aziende a coprire i costi dell’anticipo. In sintesi non sarebbe lo Stato a versare l’anticipo, ma si limiterebbe a coprire una parte dei costi con un’assicurazione a garanzia del rischio morte”.

Nell’intervista il sottosegretario esclude un intervento sulle pensioni di reversibilità. Sulla possibilità di estendere alle pensioni minime il bonus da 80 euro già quest’anno, “da qui alla fine della legislatura, entro il 2018, il governo interverrà per sostenere le pensioni più basse. E’ ancora presto però per indicare la formulazione tecnica”.

Intanto, alla Camera e al Senato, la maggioranza ha votato (insieme all’autorizzazione a spostare al 2019 il pareggio di bilancio) una risoluzione al Def (la finanziaria) per un intervento sulle pensioni sostenibile per i conti pubblici ma anche per chi dovesse decidere di ritirarsi in anticipo dal lavoro, attraverso un meccanismo di penalizzazioni che non sia troppo oneroso.


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