Blitz quotidiano
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Pensioni: prima 3 anni con prestito, rifondi in 20 a banche

ROMA – Pensioni: “prestito” 3 anni prima 850 €, rifondi in 20 anni. Un rafforzamento del “secondo pilastro”, cioè dei fondi pensione, attraverso un maggiore utilizzo del Tfr; l’arrivo del prestito pensionistico; penalizzazione del 3-4% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di vecchiaia; staffetta generazionale: sono queste le ipotesi sulle quali nel Governo si ragiona per introdurre maggiore flessibilità di uscita nel sistema previdenziale senza ridurre troppo l’assegno che si percepirà.

Ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è detto favorevole a ragionare sul tema pensioni sottolineando che ci sono “margini”di intervento, poi in serata il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini ha fornito alcune indicazioni. Ecco in sintesi quali sono i temi sui quali si ragiona anche se l’orizzonte resta quello della legge di Stabilità per il 2017.

Prestito pensionistico. Il meccanismo dovrebbe prevedere l’uscita anticipata con un assegno inferiore a quello di pensione da restituire, una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento, attraverso una decurtazione dell’assegno. Due progetti di legge depositati dal Pd in Parlamento prevedono che si possa andare in pensione con 3 anni di anticipo ed un assegno mensile di circa 850 euro grazie ad un prestito-ponte da restituire poi a rate in 20 anni una volta maturati i requisiti pieni per andare in quiescenza.

Si potrebbe prevedere l’utilizzo anche solo per le persone che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione. Non è escluso un sistema che preveda un esborso anche da parte aziendale come è stato per le regole sul part time agevolato. Tra le righe degli interventi del governo sembrerebbe allo studio anche un possibile coinvolgimento delle banche.

Fondi integrativi più forti, possibile utilizzo del Tfr. “Il secondo pilastro va diffuso”, ha detto Nannicini ipotizzando un intervento complessivo che va dalla tassazione, ora troppo alta, alla governance, fino al ”rapporto tra risparmio obbligatorio tra primo e secondo pilastro”. Tra i temi allo studio del Governo ci sarebbe il maggiore utilizzo del Tfr per dare forza proprio a questo settore previdenziale. Meno del 30% degli occupati è iscritto a un fondo pensione integrativo e – tra le ipotesi – si ragiona su come allargare questa platea.

Una delle ipotesi è dare la possibilità di iscriversi ai fondi versando solo una parte del Tfr maturando ma si ragiona anche sulla possibilità di rendere obbligatorio (e non automatico con il silenzio assenso ma con la possibilità di dire di no come ora) il versamento del Tfr alla previdenza complementare. La discussione è solo agli inizi ma dovrà tenere conto del fatto che imprese e sindacati sono contrari. Il tema è dirompente perché riguarda circa 22-23 miliardi di euro l’anno di flusso. Chiaro che il venir meno del Tfr nelle aziende potrebbe creare problemi di liquidità e se si ipotizza un intervento bancario questo potrebbe essere uno dei fronti.

Uscita anticipata, verso mix opzioni.  si studia la possibilità di andare in pensione con un taglio dell’assegno di circa il 3-4% per ogni anno di anticipo. L’ipotesi sarebbe però non solo costosa per il lavoratore ma anche per lo Stato che deve pagare più pensioni nel breve periodo per poi recuperare nel lungo periodo grazie all’erogazione di assegni più bassi nel tempo. Non è escluso che si arrivi ad un mix di interventi per rispondere a diverse esigenze: di chi vuole lasciare il lavoro in anticipo, di chi deve farlo, delle aziende che hanno necessità di turn over.

Staffetta generazionale. Il ministro Padoan ha parlato di “legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità” sia di chi deve entrare sia di chi deve uscire. Nei mesi scorsi il presidente dell’Inps, Tito Boeri aveva criticato l’ipotesi di introdurre una staffetta generazionale per legge perché sarebbe costoso e distorsivo ma è probabile che si ragioni anche su questo tema.