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Pensioni ricche mai toccate: le 30mila di giudici e deputati

ROMA – Pensioni ricche mai toccate: le 30mila di giudici e deputati. Cospicue (non meno di 40mila euro l’anno) e intoccabili (immuni in 25 anni  a qualsiasi taglio o riforma), ci sono circa 30mila pensioni che sono un po’ più uguali delle altre. 30mila trattamenti riservati a poche categorie protette: i vitalizi di deputati, senatori e consiglieri regionali, le pensioni del personale di Camera e Senato, dei dipendenti della Presidenza della Repubblica, della Regione Sicilia, dei magistrati e del personale della Corte Costituzionale.

Questi 30mila happy few ricevono emolumenti previdenziali che si suppone a ragione ricchi, pensioni d’oro diremmo, di cui nulla si sa se non che sono state erogate secondo criteri di assoluto favore, diremmo di assoluto privilegio rispetto a tutti i comuni mortali (sottolinea Enrico Marro sul Corriere della Sera che cita il “Il bilancio del sistema previdenziale italiano” pubblicato da Itinerari Previdenziali).

Che non si sappia quasi nulla di queste 30mila pensioni non è un giusto tributo alla riservatezza: piuttosto è la violazione di una legge di 12 anni fa che impone la pubblicazione degli importi su un Casellario centrale della previdenza. Obbligo disatteso dagli interessati, cioè dalle istituzioni cui appartengono (Camera, Senato, Quirinale, Regioni, Consulta), che invocano l’istituto di autogoverno (detto anche autodichia) per tutelare se stessi al prezzo di trasparenza ed equità. Un “mondo a parte” lo descrive Enrico Marro.

Le 29.725 pensioni d’oro censite costano più di un miliardo e mezzo l’anno. Gli assegni medi oscillano tra i circa 40 mila euro lordi dei 16.377 pensionati della Regione Sicilia (3.338 euro al mese) ai 200 mila euro dei 29 ex giudici costituzionali (16.666 al mese), passando per i circa 91 mila euro dei vitalizi di Camera, Senato e Regioni (7.583 al mese), i 55 mila euro dei pensionati ex dipendenti del Parlamento e del Quirinale (4.583 al mese), che stanno un po’ peggio – si fa per dire – di quelli della Consulta, che ricevono in media 68.200 euro (5.683 al mese). Per avere un’idea di quanto siano ricchi questi assegni, basti dire che la pensione media dei dipendenti statali è di 26 mila euro lordi l’anno (2.166 euro al mese), quella dei dipendenti privati di 12.500 euro (1.041 al mese), quella degli avvocati di 27 mila euro (2.250 al mese) e quella dei dirigenti d’azienda di 50 mila (4.166 al mese). (Enrico Marro, Corriere della Sera)