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Pensioni, ricongiunzioni: ipotesi sconto sui versamenti

ROMA – Pensioni, ricongiunzioni: ipotesi sconto sui versamenti. Chi abbia cambiato lavoro e versato i contributi per la pensione in parte all’Inps in parte a enti diversi si vede oggi richiedere parecchi soldi per ottenere la ricongiunzione dei trattamenti: si chiama appunto ricongiunzione onerosa, a volte così onerosa (da decine di migliaia a somme che superano i centomila euro, secondo i casi) che il lavoratore è costretto a rinunciarvi, rinunciando così alla possibilità di accedere subito alla pensione e lasciando agli enti i contributi versati.

Ipotesi sconto. Sindacati e minoranza Pd stanno facendo pressing perché cambi l’attuale legge, trovando anche una sponda nel governo nel ministro del Welfare Poletti: una disponibilità tradotta in proposte di emendamento alla legge di Stabilità 2016 arenatesi tuttavia, finora, di fronte al vaglio della Ragioneria dello Stato per un problema di coperture. Le ipotesi allo studio prevedono l’eliminazione del vincolo dei vent’anni, cioè consentire anche a chi ha versato in Inps per più di 20 anni la ricongiunzione gratuita; l’estensione l’operazione non solo ai fini della pensione di vecchiaia ma anche per quella di anzianità, “considerando che ormai ci vogliono più di 42 anni di contributi” (Gnecchi-Damiano, Pd).

Pensioni: le regole attuali della ricongiunzione onerosa. Fino al 2010 la ricongiunzione dei trattamenti in diversi enti era riconosciuta gratuitamente quando gli stessi enti erano ricongiunti presso Inps, era onerosa solo presso Inpdap e altri enti che assicuravano rendimenti più alti: in pratica, pagavi di più in corrispondenza di un trattamento migliore. Nel 2010 però il Governo Berlusconi introdusse la legge 122 che obbligava il pagamento per ricongiungere anche presso Inps. Sul Corriere della Sera viene spiegato bene perché la legge fu introdotta.

Si trattò di un blitz del governo Berlusconi che, costretto da una sentenza della Corte europea di giustizia ad aumentare a 65 anni l’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, temeva una fuga di tutte le lavoratrici pubbliche che avevano contributi anche nel privato, all’Inps, dove l’età di pensionamento era ancora a 60 anni. Con la legge di Stabilità 2012 il governo Monti corresse parzialmente la norma, consentendo il «cumulo» (senza pagare) ma solo per l’accesso alla pensione di vecchiaia e a patto che il lavoratore non avesse già raggiunto i 20 anni di contribuzione in uno degli enti in cui aveva versato. (Corriere della Sera)

Una norma fortemente contestata e ingiusta per quanti si sono visti recapitare dall’Istituto di Previdenza la richiesta di pagamento di somme ingenti, anche di oltre 70 mila euro per poter andare in pensione. In tema di pensioni, “è inaccettabile equiparare la ricongiunzione al riscatto di laurea – ha spiegato Fulvia Colombini della Cgil -, soprattutto in considerazione del fatto che questi lavoratori hanno sempre versato i contributi dovuti. Dunque, non si capisce perché all’improvviso si introduce l’onerosità dell’operazione, come se non si fossero fatti i versamenti. E’ uno sbaglio del legislatore che deve essere corretto”.

Sull’argomento è intervenuto anche il ministro del lavoro Poletti annunciando un’apertura del governo. L’auspicio è che si provveda a rimediare quanto prima per ripristinare il diritto alla ricongiunzione gratuita di tutti i versamenti effettuati nelle diverse gestioni.