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Pensioni, sindacati contro proposta di anticipo di Boeri

ROMA – Pensioni, sindacati contro la proposta di anticipo per la pensione avanzata dal presidente dell‘Inps, Tito Boeri, secondo la quale ogni anno di uscita anticipata dovrebbe costare il 3% dell’assegno (per un massimo di tre anni, con riduzioni che sarebbero al massimo del 9%, se si va in pensione 3 anni prima).

UIL – La Uil, in particolare, sottolinea che in questo modo si perderebbero 1.755 euro l’anno nel caso di una pensione mensile lorda di 1.500 euro (livello minimo per chiedere l’anticipo secondo Boeri) e quasi 4.100 euro l’anno sempre nel caso di anticipo di tre anni per una pensione lorda da 3.500 euro mensili.  In pratica, spiega il sindacato in una nota, si perderebbe oltre una mensilità l’anno.

”La penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo – dice la Uil – avrebbe un costo troppo alto per i lavoratori. Un taglio lineare, inoltre, graverebbe maggiormente sulle spalle di chi percepirà trattamenti più bassi: chiedere un sacrificio di 135 euro al mese a chi ne percepisce 1500 euro lordi comporterebbe una notevole perdita. La Uil è contraria a una flessibilità costruita sulle spalle dei lavoratori, già fortemente penalizzati da tutti gli interventi sulla previdenza”.

Il sindacato ha fatto alcune simulazioni, e questo è il risultato:

”Abbiamo ipotizzato che un lavoratore possa accedere alla pensione con un anticipo rispetto all’età anagrafica attualmente richiesta (66 anni e 7 mesi) fino ad un massimo di 3 anni. Abbiamo poi applicato una penalizzazione pari al 3% del trattamento spettante al momento del pensionamento per ogni anno di anticipo. Va inoltre valutato che anticipando la pensione la quota contributiva sarà inferiore, quindi la differenza teorica tra il trattamento decurtato ed il trattamento percepito con un pensionamento a 66 anni e 7 mesi sarebbe maggiore. Un lavoratore che accede alla pensione a 63 anni e 7 mesi (tre anni di anticipo rispetto all’età di vecchiaia) con un trattamento pieno raggiungendo l’età di vecchiaia di 1.500 euro lordi mensili, dovrebbe rinunciare di fatto a oltre una mensilità l’anno, 1.755 euro, per il resto della vita. Un lavoratore che accede alla pensione con un trattamento pieno al momento del pensionamento pari a 3.500 euro lordi mensili vedrebbe il proprio assegno tagliato di 4.095 euro annui. Nel caso di anticipo di tre anni per un lavoratore che al momento del pensionamento avrebbe diritto a una pensione lorda di 2.500 euro l’anno la decurtazione sarebbe di 2.925 euro l’anno pari a 225 euro al mese”.

CGIL – Cgil, Cisl e Uil, che si mobiliteranno il 2 aprile con manifestazioni in tutte le regioni italiane a sostegno della loro piattaforma sulla previdenza, sono a favore della flessibilità in uscita. Ma nel merito la proposta del presidente dell’Inps Boeri di una penalizzazione del 3% per chi sceglie la pensione anticipata non piace neppure alla Cgil. La segretaria generale Susanna Camusso l’ha definita “non un buon inizio”.

Secondo Camusso

“bisogna cambiare la legge Fornero su più aspetti a partire dal tema di quale prospettiva previdenziale avranno i giovani e poi bisogna ridiscutere del tema dell’anzianità”.

CISL – Cauta apertura, invece, della Cisl. Secondo la segretaria generale Annamaria Furlan Boeri

“quando dice che bisogna mettere mano alla riforma pensionistica dice una cosa assolutamente giusta. Ma l’onere della proposta spetta al Governo. È il Governo che si deve assumere questa responsabilità”.


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