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Pensioni, Tfr: un pezzo potrà andare nei fondi complementari

ROMA – Più flessibilità nella gestione del proprio Tfr e nella decisione di tenerlo in azienda o destinarlo alla previdenza complementare, ma anche interventi sull’educazione finanziaria, sulle telefonate ‘moleste’, sulle donazioni via sms e sulle multe agli operatori tlc che non rispettano la tutela del consumatore. Questi i temi toccati nel primo giorno di ripresa dell’esame del ddl concorrenza in commissione Industria al Senato. –

Si potrà destinare una quota del Tfr ai fondi pensione. Chi deve decidere cosa fare del proprio Tfr ha una possibilità in più rispetto al passato, ovvero destinarne anche solo una minima parte a un fondo pensione e lasciarne il resto in azienda. Fino ad oggi infatti non esisteva una via di mezzo, ma solo l’opzione “tutto in azienda o tutto nella previdenza complementare”.

Dai contratti collettivi incentivo alla previdenza complementare. A introdurre maggiore flessibilità nel sistema, prevedendo che con gli accordi collettivi si possa stabilire una percentuale minima da destinare alla previdenza complementare, è un emendamento che raccoglie le sollecitazioni mosse dalla stessa Covip durante un’audizione e che punta a “favorire la stipula di accordi che meglio rispondano alle esigenze delle diverse categorie di soggetti interessati, così da favorire un incremento delle adesioni”.

La possibilità per il lavoratore di lasciare l’intero Tfr in azienda resta immutata e si stabilisce anche di aumentare le occasioni di informazione finanziaria rispetto alle forme di previdenza complementari.

La disposizione, infatti, “intende sviluppare le adesioni, grazie alla possibilità rimessa espressamente alla contrattazione collettiva di determinare la quota minima di Tfr da destinare alla previdenza complementare”, ciò, nell’obiettivo di agevolare le adesioni anche nelle aziende con meno di 50 dipendenti, per le quali – continua la relazione – “si riscontrano alcuni problemi di penetrazione in ragione anche delle difficoltà di perdere integralmente tale forma di liquidità”.

Con questa maggiore flessibilità concessa ai lavoratori, si legge ancora, si “dovrebbe pertanto favorire la stipula di accordi che meglio rispondano alle esigenze delle diverse categorie di soggetti interessati, così da favorire un incremento delle adesioni”. Resta comunque immutata la possibilità per il lavoratore di lasciare l’intero Tfr in azienda.