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Pensioni: tutto su anticipo, prestito a 20 anni, penalizzazioni

ROMA – Pensioni: tutto su anticipo, prestito a 20 anni, penalizzazioni. Dal prossimo anno sarà possibile uscire dal lavoro fino a tre anni prima dell’età di vecchiaia con l’anticipo pensionistico (Ape) da restituire in 20 anni. L’anticipo pensionistico (Ape) allo studio del governo riguarderà l’anno prossimo i nati negli anni ’51-53 per coinvolgere negli anni successivi (2018 e 2019) i lavoratori nati fino al 1955.

Ma per chi lascia l’impiego volontariamente la rata di prestito potrebbe arrivare fino al 15% della pensione potenziale. Non così per chi ha perso il lavoro e per chi ha guai finanziari e situazioni di debito. Per costoro il costo dell’operazione non supererà l’1% e sarà sostenuta dallo Stato. E’ quanto emerso all’incontro tra Governo e sindacati sulla previdenza.  Un “prestito” che sarà garantito dalla banche con un’assicurazione sui rischi ma senza la richiesta di una garanzia reale (ad esempio la casa di proprietà).

Il Governo ha ribadito la necessità di tenere insieme l’equilibrio dei conti pubblici con l’equità sociale e l’intenzione di concentrare le risorse sulle situazioni più problematiche e quindi soprattutto su chi a pochi anni dall’età di vecchiaia ha perso il lavoro o rischia di perderlo. L’intenzione è di introdurre flessibilità in uscita senza modificare la legge Fornero, utilizzando strumenti finanziari (considerando che la stima dei costi è di 10 miliardi).

Le penalizzazioni dovrebbero oscillare da un minimo dell’1% a un massimo del 15% anche sulla base del reddito pensionistico, e delle “selettività”, ovvero delle diversa decurtazione del trattamento partendo varie tipologie di lavoratori.

Secondo lo schema abbozzato dai tecnici del Governo l’impatto dell’anticipo pensionistico, denominato «Ape», potrà essere ridotto dalla «Rita». La Rendita integrativa temporanea anticipata dovrebbe consentire dal 2017 agli “over 63″ (i nati tra il 1951 e il 1953), che abbiano aderito alla previdenza complementare e siano nelle condizioni di uscire anticipatamente, di incassare subito parte della pensione integrativa.

Con il “vantaggio” di ridurre in maniera significativa (anche dimezzare) il “prestito”, indispensabile per usufruire dell’assegno previdenziale anticipato. Che sarà poi collegato a un meccanismo di detrazioni fiscali variabili dalle quali dipenderà la reale decurtazione del trattamento. Il “prestito” sarà garantito dalle banche (sotto forma di cessione di prestito individuale) e la durata dell’ammortamento per la restituzione a rate del prestito sarà di vent’anni. (Davide Colombo, Marco Rogari, Il Sole 24 Ore)

Anticipo, sperimentazione per tre anni. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha spiegato che il meccanismo di anticipo pensionistico sarà sperimentale per tre anni e che riguarderà l’anno prossimo i nati tra il 1951 e il 1953 (si estenderà nel 2018 ai nati nel 1954 e nel 2019 ai nati nel 1955). In pratica chi è distante meno di tre anni dall’accesso alla pensione potrà chiedere all’Inps di certificare il requisito e di accedere allo strumento.

Il montante pensionistico sarà quello raggiunto al momento della richiesta dell’anticipo mentre il coefficiente di trasformazione sarà quello del momento nel quale si raggiunge l’età di vecchiaia. L’istituto di previdenza si interfaccerà con istituti finanziari che anticiperanno il capitale. Il prestito, ha spiegato Nannicini, sarà “senza garanzie reali” e in caso di premorienza non ci si rivarrà sugli eredi. Sarà pagato con una rata sulla pensione, ma si ragiona anche su una detrazione fiscale in modo da ridurre i costi di questo meccanismo, in particolare per “i soggetti più deboli e meritevoli di tutela”.

I tempi per la restituzione del prestito dovrebbero essere di 20 anni, quindi nel caso di uscita a 64 anni si pagheranno rate fino a 84. “Lo strumento – ha spiegato Nannicini – è molto flessibile. La detrazione fiscale potrà essere modificata per categorie diverse”. In pratica ci saranno costi minori per chi ha perso il lavoro e costi più alti per chi decide volontariamente di lasciare l’impiego prima dell’età di vecchiaia. “La penalizzazione è implicita”, è costituita cioè dalla stessa rata di ammortamento, ha inoltre affermato.