Economia

Pensioni. Tutto su Ape volontaria: dal 17 maggio 2017 (retroattiva), anticipo a 63 anni con 20 di contributi con prestito

Pensioni. Tutto su Ape volontaria: dal 17 maggio 2017 (retroattiva), anticipo a 63 anni con 20 di contributi con prestito

Pensioni. Tutto su Ape volontaria: dal 17 maggio 2017 (retroattiva), anticipo a 63 anni con 20 di contributi con prestito

ROMA – Pensioni. Tutto su Ape volontaria: dal 17 maggio 2017 (retroattiva), anticipo a 63 anni con 20 di contributi con prestito. Al via l’Ape volontaria, la possibilità di uscire dal lavoro in anticipo – a 63 anni e con 20 anni di contributi, fino a tre anni e sette mesi prima della pensione di vecchiaia – con un prestito pensionistico, erogato dalle banche e coperto da una polizza assicurativa. Il premier Paolo Gentiloni ha infatti firmato il Dpcm, il decreto del presidente del consiglio dei ministri, che segna la partenza ufficiale all’anticipo pensionistico volontario. Strumento che arriva dopo l’Ape social, che è invece a carico dello Stato per alcune categorie più in difficoltà (disoccupati, invalidi civili, che assistono conviventi con handicap grave, che svolgono lavori gravosi).

Questa misura, prevista dalla scorsa legge di stabilità, viene riconosciuta in via sperimentale dal primo maggio 2017 al 31 dicembre 2018 ed erogata per dodici mensilità l’anno (senza tredicesima). Una volta pubblicato in Gazzetta ufficiale, la decorrenza sarà comunque retroattiva: ossia potranno farne richiesta tutti coloro che alla data del primo maggio scorso hanno maturato i requisiti necessari.

Il prestito potrà essere richiesto per un periodo minimo di sei mesi e fino ad un massimo di 3 anni e 7 mesi; verrà restituito in 20 anni, ossia in 260 rate, mediante una trattenuta effettuata dall’Inps sull’assegno futuro (compresa la tredicesima). L’importo minimo ottenibile potrà essere di 150 euro al mese, l’importo massimo invece varierà in base al periodo di anticipo richiesto: il 75% del trattamento pensionistico se superiore ai 36 mesi, l’80% se tra i 24 e i 36 mesi, l’85% se tra i 12 e i 24 mesi, il 90% se inferiore ai 12 mesi.

Alle somme si applicherà il tasso di interesse e il premio assicurativo per la copertura del rischio di premorienza previsti dagli accordi quadro, che dovranno essere stipulati tra i ministeri dell’Economia e del Lavoro e, rispettivamente, l’Associazione bancaria italiana (Abi) e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) e altre assicurazioni. La rata da pagare, secondo alcuni calcoli, corrisponderà al 4,8 medio della pensione se si guarda all’andamento ventennale dell’assegno pensionistico.

E si dovrà indicare subito nella domanda all’Inps se si è orientati a optare o meno per un finanziamento supplementare, con conseguente maggiorazione dell’importo della rata mensile per restituire il prestito, nel caso in cui (come è probabile) nel 2019 scatti l’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Una “clausola di allungamento” che dovrebbe avere la durata di 5 mesi e che, nell’eventualità in cui il lavoratore decida di non usufruirne, non comprometterà il ”decorso” del prestito-ponte. (Marco Rogari, Il Sole 24 Ore)

Critica la Cgil: l’Ape volontaria è “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative”, ed “è tutt’altro che operativo”. Dal fronte sindacale, anche la Uil sottolinea come l’Ape volontaria sia uno strumento “costoso”, ma visto che è “su base esclusivamente volontaria, lo sceglierà chi lo riterrà opportuno” e incita il governo ad andare “avanti sulla ‘fase due’ per migliorare il sistema previdenziale” portando avanti il confronto con i sindacati.

A sostenere che “la nostra battaglia non è finita per correggere le orribili storture della riforma Fornero” è la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, che in primo luogo punta il dito contro un ulteriore aumento dell’età pensionabile rispetto all’aspettativa di vita. Di qui la richiesta, su cui insistono i sindacati, di congelare il meccanismo che altrimenti porterebbe a 67 anni (dagli attuali 66 anni e 7 mesi) l’età di pensionamento nel 2019.

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