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Pensioni, uscita anticipata: le regole sui tagli all’assegno

ROMA – Pensioni, uscita anticipata: le regole sui tagli all’assegno. La penalizzazione per chi punta ad uscire prima dal lavoro potrebbe applicarsi in modo maggiore sulla quota retributiva della pensione. La misura del taglio potrebbe poi essere legata all’importo dell’assegno mensile: fino a tre volte la pensione minima (circa 1.500 euro) la riduzione sarebbe attorno a 2-3%, sopra questo livello si arriverebbe al 5-8%.

La penalizzazione percentuale per ogni anno di anticipo della pensione dovrebbe interessare la quota retributiva dell’assegno, quella, cioè, relativa ai contributi versati fino al 1995 (per quanti al 31 dicembre 1995 avevano meno di 18 anni di contributi) o fino al 2011 (per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi). (Maria Carla De Cesari e Fabio Venanzi, Il Sole 24 Ore)

Sono queste alcune delle anticipazioni riportate oggi dal Sole 24 Ore sul dossier per introdurre una maggiore flessibilità per l’andata in pensione. Sui criteri per l’uscita dal lavoro (selettività e variabilità) – spiega il quotidiano – ”il pool di esperti della cabina di regia economica di Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini sta ancora lavorando a diversi dettagli prima di mettere nero su bianco, entro la fine del mese la proposta definitiva”.

Usuranti, disoccupati, esuberi. Sul versante della selettività si sta studiando come calibrare l’uscita anticipata per i lavori usuranti: in questo caso la penalizzazione potrebbe essere minima per ogni anno d’uscita o zero per l’anticipo di un solo anno. Nel caso di crisi aziendali invece si starebbe valutando l’eventuale contributo delle aziende.

Diverse invece le regole per altri due casi: i lavoratori con più di 63 anni che sono disoccupati o che decidono volontariamente l’uscita anticipata (per i quali si sta affinando anche il meccanismo del ‘prestito’ anticipato dalle banche). Si tratterebbe dei lavoratori nati tra il 31 maggio del 1951 e il 31 gennaio del 1953. Chiaramente la penalizzazione dipende dagli anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia, ma sarebbe legata anche all’entità dell’assegno.

Per una pensione fino a tre volte il minimo il taglio non dovrebbe superare il 2-3%, per quelle di importo più elevato si arriverebbe ad una decurtazione del 5-8%. La penalizzazione – spiega poi il quotidiano – dovrebbe essere applicata solo sulla parte di montante calcolata con il metodo retributivo