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Petrolio ancora giù: negative tutte le Borse europee

Continua il calo del prezzo del petrolio, dopo la fine delle sanzioni all'Iran e la normalizzazione dei rapporti con la comunità internazionale. In negativo tutte le Borse europee

MILANO –  Continua il calo del prezzo del petrolio dopo l’abolizione delle sanzioni all‘Iran e, complice la chiusura delle piazze americane per il Martin Luther King Day, le Borse europee chiudono in ribasso.

Piazza Affari archivia una seduta in netto calo e va giù del 2,65% scivolando sui valori di un anno fa, dopo un’ondata di vendite sulle banche ai limiti del panico, condita anche da una raffica di sospensioni al ribasso. Mps scivola del 14,8%, Bper va giù dell’8,7% e Ubi del 7,3%. Male anche il Banco (-6,7%), Bpm (-5,5%), Unicredit (-5,4%) e Intesa Sanpaolo (-5%). Deboli anche gli energetici, dopo anche gli scossoni dei giorni scorsi in scia ai cali delle quotazioni del petrolio: Eni va giù dell’1,1% e Saipem del 5,1%. Vivace Stm (+1,7%), mentre chiudono in positivo anche Luxottica (+0,6%) e Prysmian (+0,3%). Invariata Telecom, mentre mostrano una relativa ‘tenuta’ Tod’s (-0,5%) e Mediolanum (-0,8%).

Lo spread tra BTp e Bund tedeschi si è attestato a 109 punti base, con il rendimento del buono decennale italiano all’1,57%. L’euro si è mantenuto poco al di sotto del 1,09 dollari, mentre il greggio è scivolato ancora: il Brent è sceso sotto i 28 dollari al barile, ai minimi dal 2003, per poi attestarsi a 29 dollari, il Wti è intorno ai 30 dollari.

La piazza peggiore in Europa è stata quella di Lisbona, che ha chiuso in calo del 3,7%. Male anche Atene (-2,7%). Solo di poco in territorio negativo Parigi (-0,49%), Francoforte (-0,25%) e Londra (-0,42%).

A pesare su tutte le Borse è stato ancora il calo del prezzo del petrolio, che sta accelerando la corsa al ribasso dopo la normalizzazione delle relazioni tra Tehran e la comunità internazionale. Adesso la Repubblica islamica è tornata a pompare barili di greggio per il mercato, andando ad inficiare il quasi-monopolio dei Paesi del Golfo.  

L’Iran è il quinto maggior produttore dell’Opec (l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), guidato dall’Arabia Saudita, con cui Tehran proprio in queste settimane è in rapporti molto tesi.

Con il riaffacciarsi dell’Iran i mercati temono di dover affrontare un periodo di sovrabbondanza del petrolio, e sono sempre di più coloro che scommettono su una depressione delle quotazioni del greggio.