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Popolare Vicenza rifilò titoli rischiosi a 58mila clienti ignari

ROMA – Popolare Vicenza rifilò titoli rischiosi a 58mila clienti ignari. L’indagine della vigilanza della Bce ha rivelato che i dati di 58mila tra operai, pensionati e casalinghe sono stati modificati per sostenere gli aumenti di capitale della banca Popolare di Vicenza: profili alterati pur di rifilargli titoli ad alto rischio, gli stessi che normalmente (e secondo le normative bancarie) vengono offerti a investitori per mestiere, traders, gestori di hedge fund.

In due anni, la gestione Zonin ha portato il numero dei soci a 108mila, un aumento del 57% sospetto: “Gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 sono stati portati a termine adottando un approccio non in linea con le normative Mifid, poiché la Bpvi non ha stilato il profilo di rischio completo dei clienti attraverso i test prescritti oppure li ha alterati a suo vantaggio”, hanno scritto i controllori della Bce nel rapporto.

Serviva in effetti qualche magheggio per far comprare un titolo che nel giro di un paio di anni è passato da un valore di 62,5 a 0,1 euro. La Vicenza è una banca non quotata e dal 2011 il consiglio di amministrazione ha pagato professionisti definiti indipendenti per assegnare un valore alle azioni. Se ne è quasi sempre occupato Mauro Bini, professore della Bocconi esperto in valutazioni d’impresa, che ad aprile 2014 ha ribadito quel valore astronomico. L’ispezione della Bce, invece, non lascia scampo: “I titoli sono sempre stati sovrastimati come dimostra la costante e significativa differenza tra il valore dei titoli della Bpvi e delle altre popolari quotate, utilizzando medesimi modelli di valutazione”. (Walter Galbiati, La Repubblica)